STUDI MEDIEVALI E UMANISTICI

Annuale
Direzione
: Vincenzo Fera (dir. resp.), Paola de Capua, Daniela Gionta, Caterina Malta, Antonio Rollo.
Comitato scientifico: Rino Avesani, Guglielmo Bottari, A. Carlotta Dionisotti, Michele Feo, Giacomo Ferraù, Giuseppe Frasso, James Hankins, Kristian Jensen, Nicholas Mann, Francisco Rico, Silvia Rizzo, Francesco Tateo.
Redazione: Antonino Antonazzo, Giovanni Cascio.
Rubriche: Saggi; Tessere; Recensioni; Indici.

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Anno 2016 - N. 14
(a cura di Alessandra Tramontana)

I 'GRAECA' NEI LIBRI LATINI TRA MEDIOEVO E UMANESIMO. ATTI DELLA GIORNATA DI STUDI IN RICORDO DI ALESSANDRO DANELONI, MESSINA 28 OTTOBRE 2015
VINCENZO FERA, Filologia e Tyche. Ricordo di Alessandro Daneloni
Si traccia un denso profilo di Alessandro Daneloni, prematuramente scomparso quando la sua tempra filologica aveva già portato a risultati scientifici di forte spessore. I suoi studi si sono concentrati su due figure di spicco dell'umanesimo: Bartolomeo Fonzio e Angelo Poliziano, dei quali ha restituito profili innovativi. Le ricerche su Fonzio sfociano nell'edizione critica del primo libro del suo epistolario nel 2008 (in fase progettuale resta quella degli altri due). Quanto al Poliziano, l'acribia di Daneloni si esercita soprattutto nello studio degli zibaldoni monacensi contenenti pure gli appunti del viaggio da Firenze al Veneto compiuto con G. Pico della Mirandola (1491).La ricerca di Daneloni ha aperto nuovi orizzonti sulla biografia polizianea, poiché i dati offerti dai mss. (puntualmente trascritti) hanno consentito di recuperare linee di ricerca e obiettivi dell'umanista. I primi risultati della ricerca convergono in vari articoli e un volume (2013). Al Centro internazionale di studi umanistici di Messina spetta ora il compito di curare la pubblicazione del prezioso materiale inedito cui Daneloni non ha fatto in tempo a dedicarsi. In calce la bibliografia dello studioso.
Pag. XI-XXIX

ANTONIO ROLLO, La trasmissione medievale dei 'graeca'
Il saggio indaga modalità di conoscenza della lingua greca in Occidente alla fine della tarda antichità. Venuto meno il bilinguismo dei primi secoli dell'era cristiana, le nozioni del greco, affidate per lo più a glossari e in assenza di maestri greci, erano soprattutto di ordine lessicale, in assenza di adeguati strumenti grammaticali che garantissero competenze linguistiche. La cristallizzazione cui in Occidente a partire dal VI sec. d.C. anche il sistema grafico era andato incontro, ha conferito specifiche peculiarità ai mss. contenenti 'graeca'. L'uso pressoché esclusivo delle maiuscole greche, tuttavia, nel corso del tempo ha dato vita a un processo di assimilazione con le lettere latine, fenomeno di cui Rollo fornisce esempi e casistiche. L'analisi delle dinamiche di alterazione nella trasmissione dei 'graeca', qui indagate, consentono infine di aprire un prezioso campo di indagine: gli errori che li caratterizzano, infatti, essendo esito di un rapporto neutro con il testo, cioè privo di condizionamenti 'dotti' da parte del copista, consentono un'analisi filologica privilegiata e aprono nuovi orizzonti di ricerca.
Pag. 3-46

ELEANOR DICKEY, Who Used the "Hermeneumata Pseudodositheana"? Evidence for Greek Speakers in the Medieval West
Va rivista la tesi secondo cui nel Medioevo mancavano dotti che avessero padronanza del greco. Si è creduto a lungo, infatti, che la povertà delle risorse a loro disposizione e la generale assenza di maestri che avessero imparato il greco da 'parlanti', provenienti dal meridione d'Italia o dall'Oriente, non consentisse anche a chi aveva qualche conoscenza del greco di parlarlo e scriverlo, tanto meno di intervenire su testi scorretti. Per sfatare tale tesi si indagano alcuni mss. contenenti una silloge di materiale greco di uso didattico (un glossario greco-latino seguito da testi grammaticali bilingui), tramandato col nome di "Hermeneumata Pseudodositheana". Ci si sofferma sul ms.Leidense Vossiano gr. Q 7 che, lungi dalla prassi bizantina legata all'antico sistema di accentuazione, presenta soltanto accenti acuti, secondo l'uso moderno, correttamente posizionati. Questo fenomeno, assieme alla divisione delle parole, evidenziata con puntini variamente disposti, accerta l'intervento consapevole di una mano medievale che conosceva il greco parlato, finalizzato probabilmente alla fruizione del testo da parte di meno esperti. Simile situazione si riscontra nel ms. monacense Clm 22201.
Pag. 47-71

VINCENZO FERA, Petrarca e il greco
Alla luce dei più recenti contributi sul versante della conoscenza del greco da parte del Petrarca, Fera riesamina documenti, soprattutto epistolari (Varia 25, "Fam." XXIV 12, "Sen." III 6, "Sen." V 3, "Fam." XVIII 2), per delineare inedite coordinate biografico-culturali dell'umanista. Pur non potendo prescindere dall'oggettiva penuria di informazioni, viene gettata nuova luce sulla posizione che Petrarca e Boccaccio rivestirono nella vicenda delle traduzioni omeriche affidate a Leonzio Pilato e sul significato che ebbe l'attribuzione al bizantino della cattedra di greco a Firenze. Emerge una prospettiva rinnovata pure in relazione al rapporto di Petrarca con il monaco calabrese Barlaam di Seminara, indicato dall'umanista come suo 'preceptor' di greco. Si procede poi all'analisi dei 'graeca' innestati nel manoscritto svetoniano di Petrarca (Oxford, Exeter College, 186): sono inserti in forma maiuscola, tipica del greco di Occidente e dei codici medievali con cui l'umanista aveva frequentazione. Suggestivi infine appaiono gli esiti che le documentate incursioni petrarchesche nel mondo ellenico hanno avuto nel primo '400 sul versante della fortuna di Omero in Occidente.
Pag. 73-116

VALERIA MANGRAVITI, Leonzio Pilato interprete dei 'graeca' nelle Pandette
Viene edita in questa sede la trascrizione-traduzione di Leonzio Pilato dei 'graeca' del Digesto. Durante il soggiorno fiorentino (1360-1362) il bizantino, infatti, oltre a commentare Omero, Euripide e Aristotele, si dedicò a tale attività. Lo documentano autografi fogli aggiunti all'antico esemplare delle Pandette, ora presso la Bibl. Laurenziana (=F), scoperti da F. Di Benedetto, il quale riconduce tale iniziativa al patrocinio del governo pisano. La studiosa analizza modalità di trascrizione (complicate dalla peculiare 'facies' grafica dell'esemplare) e di traduzione, la quale, al pari degli altri autografi leontei, attesta l'imprescindibile legame con il modello greco, di cui si ripropone 'ordo verborum' e struttura morfosintattica. La versione di Leonzio viene poi messa a confronto con la precedente di Burgundione da Pisa e si evidenzia come venga tradito l'obiettivo che stava alla base dell'operazione del bizantino: alla volontà di esibire autonomia e originalità rispetto al predecessore, non corrisponde infatti un salto di qualità nella resa del testo.
Pag. 117-222

MARCO PETOLETTI, Boccaccio e i 'graeca'
Il saggio documenta la 'curiositas' di Boccaccio per il greco che emerge già negli anni napoletani. Tracce di tale interesse si trovano nell'Ambr. A 204 inf., contenente l'aristotelica "Etica Nicomachea" nella versione latina di Roberto Grossatesta, e nello zibaldone boccacciano (Laur. 29,8), in cui si legge l'alfabeto greco in due serie. Nello Zibaldone Magliabechiano (Firenze, Bibl. Naz. Centr., Banco Rari 50), poi, Boccaccio tenta di copiare, nell'ambito di un 'excerptum' della "Naturalis Historia" pliniana, un'epigrafe greca, e nel Riccardiano 2795, contenente il "De origine civitatis Aretii" di Pasquale Romano (sec. XII), riporta alcune parole greche tratte dal modello. Fondamentale resta l'incontro con Leonzio Pilato, che traduce i poemi omerici in latino e dei cui insegnamenti resta traccia nella "Genealogia deorum gentilium", conservata nell'autografo Laur. 52,9; qui alla rivendicazione del proprio ruolo nel ritorno del greco in Occidente si affiancano numerose citazioni greche. Boccaccio si pone così sulla scia di illustri predecessori latini, ai cui 'graeca' egli si dedicò con passione, come attestano i suoi libri e viene in questa sede analiticamente documentato.
Pag. 223-245

DAVID SPERANZI, Mani individuali e tipi grafici dei 'graeca' nei codici latini dell'umanesimo
A partire da un Aulo Gellio ambrosiano, i cui passi greci furono trascritti da un professionista ingaggiato 'ad hoc' (lo attesta un'annotazione del possessore del manoscritto, Domenico Dominici, risalente al 1461), il saggio indaga tipi grafici e scrittura dei 'graeca' utilizzati in età umanistica nei manoscritti latini. Il campo di ricerca è assai ampio e investe svariati codici sia antichi sia 'recentiores' e svariati autori, i cui 'graeca' sono di mano sia bizantina sia italiana. Lo studio di tali scritture ha fornito nuove testimonianze dell'attività di personaggi già noti (come Giorgio Antonio Vespucci, Giovanni Scutariota, lo 'scriba A'), ma ha pure portato alla luce mani fin qui sconosciute (per esempio Mattia Lupi da San Gimignano), nonché tasselli della storia di biblioteche, come quella di Niccolò della Luna. Del centinaio di codici di biblioteche fiorentine fin qui esaminati, Speranzi presenta alcuni casi selezionati, la cui analisi attesta come l'indagine sugli inserti greci nei libri latini, attraverso la combinazione di elementi paleografici, filologici, codicologici e prosopografici, possa aprire prospettive innovative sul versante della cultura greca nell'umanesimo.
Pag. 247-294

DANIELA GIONTA, 'Graeca' umanistici in codici antichi di Cicerone e Columella
Vengono analizzate le revisioni umanistiche sul testo latino e i tentativi di traduzione dei 'graeca' in due manoscritti altomedievali, il Laur. 49,9 (=M), contenente la raccolta completa delle "Familiari" di Cicerone, e l'Ambr. L 85 sup. (=A) che tramanda il "De re rustica" di Columella. In M sono ravvisabili tre tipologie di interventi, stratificatisi nel tempo. Oltre alle note riconducibili al vescovo Leone di Vercelli, è infatti possibile attestare la mano di Francesco Filelfo, che, pur soprattutto attento al contenuto del cd., interviene pure sul greco. Una terza mano (operante sul ms. prima del Filelfo) e non ancora identificata opera infine sui 'graeca' in maniera piuttosto rozza sia nelle trascrizioni che nelle traduzioni. Anche il codice A di Columella presenta interventi umanistici, sia sul testo latino che sui 'graeca'. Intanto imponente per gli intenti correttori in interlinea e nei margini appare la mano di Niccolò Niccoli, che da tale ms. aveva esemplato un cd., ora perduto. In relazione ai 'graeca' invece la mano del dotto umanista che con metodo li trascrive in una minuscola viene dalla Gionta identificato con Ambrogio Traversari.
Pag. 295-335

STEFANO MARTINELLI TEMPESTA, Guarino e il restauro dei 'graeca' in Aulo Gellio
Il ruolo di Guarino nel restauro dei 'graeca' delle "Notti Attiche", già messo in luce da Sabbadini e Baron, assume contorni più netti dopo la scoperta da parte della de la Mare di un Gellio di Cesena, Malat.S XVI 4. Un lavoro analitico su ventisei manoscritti contenenti il testo gelliano, preludio di una ricognizione più ampia, consente d'individuare tre tipologie testuali di restauro umanistico. La prima, riconducibile a Niccolò Niccoli e Poggio Bracciolini, presenta una trascrizione fedele dei 'graeca' medievali, cioè conservativa; la seconda, nata in occasione della 'princeps' gelliana (Roma 1469) ad opera di Bussi e Gaza, si serve del restauro guariniano, ma pure di prelievi diretti dagli 'auctores' citati in Gellio, accompagnati da una nuova traduzione; la terza, infine, di matrice guariniana, contempera la decifrazione critica dei 'graeca' medievali con prelievi dalla tradizione diretta e indiretta di Gellio. L'acuta riproposizione di peculiari luoghi dell'epistolario guariniano consente allo studioso di ricostruire in una nuova prospettiva la storia del restauro gelliano dell'umanista, anche grazie ad una rassegna di passi, utili a chiarire le dinamiche di tale vicenda.
Pag. 337-429

LUIGI ORLANDI, Appunti sulla tradizione del greco nei "Saturnalia" di Macrobio
Si offrono i primi risultati relativi alle vicende di trasmissione e restauro dei 'graeca' in Macrobio: sono stati analizzati codici medievali e umanistici, dei quali ultimi soprattutto è stato possibile definire in parte parentele e discendenze. I 'graeca' dei cdd. medievali sono sempre in maiuscola, spesso sottolineati e non mancano distorsioni e correzioni. Ad Ambrogio Traversari, che operò su un ms. appartenuto al Niccoli, si deve il lavoro di ripristino dei 'graeca' dei primi tre libri dei "Saturnalia", depositato nel ms. Laur. 51,8 (=W); svariati, poi, i codici di area fiorentina apografi di W: alla luce di tali elementi è stato possibile tracciare un primo 'stemma' del greco di Traversari. L'Ambr. A 128 inf. presenta i 'graeca' traversariani sottoposti a rasura e rimpiazzati da inserti di altra origine, fin qui attribuiti a Filelfo. Orlandi li rintraccia in almeno altri nove codici e nella 'princeps' veneziana dei "Saturnalia" (1472) che ebbe a modello forse proprio il cd. ambrosiano. Elementi grafici inducono a pensare che tale tipologia di restauro vada ricondotta a Guarino, come pure testimonianze del suo epistolario parrebbero confermare.
Pag. 431-468

ANTONIO ROLLO, La tradizione dei 'graeca' nelle "Divinae institutiones" di Lattanzio nel Quattrocento
Negli anni trascorsi a Firenze (1410-1414) e dedicati all'insegnamento del greco Guarino porta a termine il recupero dei 'graeca' delle "Divinae institutiones" di Lattanzio: la sua mano è rintracciabile negli inserti greci e nella traduzione latina interlineare (ad eccezione del settimo libro) del ms. Conv. soppr. B.IV.2609 della Bibl. Naz. Centrale di Firenze. La sottoscrizione del ms., di mano di Ambrogio Traversari, cui pure si deve la trascrizione del testo latino, riconduce al 1414, anno in cui Guarino, per disaccordi con il Niccoli, lascia Firenze, dove invece rimane il ms. Quello di Guarino è il primo esempio umanistico su testo di Lattanzio di una sistematica decodificazione e traslitterazione del greco nella minuscola contemporanea. A una tappa successiva vanno ricondotti i 'graeca' di mano di Traversari, rintracciabili in almeno cinque mss. e destinati a diventare la vulgata del greco di Lattanzio nel sec. XV. Un ulteriore importante momento del cammino dei 'graeca' di Lattanzio ebbe come protagonista Francesco Filelfo, che sottopose a vaglio critico la vulgata di Traversari anche al fine di garantire un corretto assetto metrico, fino a quel momento assente.
Pag. 469-546

PAOLA MEGNA, Il greco nelle prime edizioni a stampa di Lattanzio
La conoscenza del 'corpus' sibillino e ermetico fino all'età tardoantica fu affidata ad autori cristiani come Agostino e Lattanzio, che, per lo più al fine di riconoscere al mondo pagano una sorta di prefigurazione dei più autentici 'mysteria' cristiani, nelle loro opere ne riportavano passi in greco. Tale modalità di trasmissione incise sulla tradizione successiva di tale 'corpus', tramandato integralmente solo da codici del XV sec., finalmente scevri dalle alterazioni dei 'graeca' tipiche dei testi di età medievale. Si analizzano qui i testi greci di Lattanzio, contenuti nelle "Divinae institutiones" e nel "De ira Dei", presenti in tredici incunabuli (dalla 'princeps' di Subiaco del 1465 alla fine del XV secolo). Le prefazioni forniscono il nome di due curatori: Andrea Bussi (ed. del 1470) e Angelo Sabino (ed. del 1474). Dall'indagine complessiva sulle stampe emerge una sorta di vulgata, con un testo-base fin dall'inizio piuttosto omogeneo, in gran parte esemplato sui restauri del Traversari, ma pure con prelievi riconducibili alla linea del Filelfo; su di esso solo sporadicamente si è poi intervenuto nelle edizioni successive, attraverso l'uso di manoscritti o stampe precedenti.
Pag. 547-597