STUDI DI FILOLOGIA ITALIANA

Annuale
Direttore: Aldo Menichetti.
Comitato di direzione e redazione: Francesco Bausi; Rosario Coluccia; Lino Leonardi; Alessandro Pancheri; Giuliano Tanturli; Harald Weinrich.
Rubriche: Saggi; Schede.

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Studi di lingua e letteratura italiana

Anno 2014 - N. 72
(a cura di Gianluca D'Elia)


PIETRO G. BELTRAMI, Una traduzione di Maria di Francia: il "Lai del Caprifoglio"
La traduzione che si presenta del Lai del Caprifoglio di Maria di Francia, in distici di novenari italiani corrispondenti ai distici di octosyllabes francesi, non vuole essere un esercizio di metrica ma piuttosto avvicinarsi per quanto possibile al testo originale nella sua densità poetica e nella sua mistica. Una breve introduzione serve ad introdurre alcune coordinate bibliografiche e critiche.
Pag. 5-10

ROSARIO COLUCCIA, L'edizione dei "Poeti della Scuola siciliana". Questioni vecchie e nuove
L'articolo passa in rassegna testi studi e questioni collegate successive all'edizione mondadoriana (2008) dei poeti della scuola siciliana: dall'esame deriva una ridefinizione del quadro culturale entro il quale l'esperienza lirica dei siciliani si sviluppa, nei decenni che seguono la morte di Federico (rimatori siculo-toscani e poi toscano-siculi). Elementi convergenti di natura storica e molteplici indizi testuali indicano che alla base della dislocazione dal Sud verso il Nord (Emilia, Veneto, Lombardia e naturalmente Toscana) del 'corpus' testuale noi tramandato non sia esistito un unico veicolo né un solo codice; al contrario, il trasferimento avrà comportato movimenti articolati più complessi. Torna in auge la domanda se alla base dell'intera documentazione manoscritta della poesia siciliana e siculo-toscana vada collocato un unico archetipo già toscanizzato, dal quale si sarebbe diramata la tradizione successiva, o se invece sia ipotizzabile che in Toscana e in vari luoghi del settentrione d'Italia si sono costituiti antigrafi di strutture composizioni differenti, dai quali sono derivate le molteplici attestazioni manoscritte giunte sino a noi.
Pag. 11-36

LINO LEONARDI, Per l'edizione di Guittone d'Arezzo: "Amor, non ò podere"
Mettendo a frutto i progressi degli studi sulla tradizione manoscritta di Guittone d'Arezzo, si propone l'edizione critica di una sua canzone, la prima dopo l'edizione del Pellegrini del 1901. Il testo presenta particolari motivi di interesse, sia nella sua struttura metrica, con una forma di retrogradatio che attinge i modelli trobadorici rinnovandoli originalmente (schema identico solo in Guiraut Riquier, forse successivo a Guittone), sia nella sua scelta tematica, che affronta il paradosso della 'fin'amor' da una posizione inedita, con riferimenti precisi a Bernard de Ventadorn. Forse per queste caratteristiche peculiari, che anticipano la sestina dantesca, la canzone tra le pochissime guittoniane ad essere accolte nella tradizione umanistica delle raccolte Aragonese e Bartoliniana.
Pag. 37-60

PAOLA MANNI, Liguria dantesca: ancora su Purg. XIX 100-101 ('Intra Siestri e Chiaveri s'adima una fiumana bella...')
Il contributo prende in esame Purgatorio XIX, vv. 100-101, laddove Dante, per bocca di papa Adriano V (Ottobono Fieschi) ricorda un preciso luogo geografico, ovvero la 'fiumana bella' che 'Intra Siestri e Chiaveri s'adima'. Se non ci sono dubbi che tale 'fiumana bella' è da identificare con il fiume Lavagna, da cui i Fieschi presero il titolo di conti di Lavagna, la designazione 'Intra Siestri e Chiaveri', interpretata in modo pressoché univoco dai moderni commentatori, appare discutibile. Una riconsiderazione complessiva del problema porta l'autrice a dare sostegno alla tesi che Siestri non indichi la ben nota città costiera (oggi Sestri levante); bensì Siestri (oggi Siestri di Neirone), piccola località appenninica situata nell'alta Fontanabuona dove ha origine lo stesso Lavagna. Il neologismo 's'adima' (da 'imus') viene così a recuperare tutta la sua coerenza semantica e la sua forza espressiva di verbo che realisticamente rappresenta l'impetuosità dei torrenti liguri e il loro scorrere repentino dai monti al mare. Il lavoro si sofferma anche sulla voce 'fiumana', che ricorre nella Commedia per ben tre volte e solo in questo caso appare riferita un fiume reale.
Pag. 61-80

GIAMPAOLO SALVI, Postille al 'Forse cui'
L'articolo affronta alcuni problemi grammaticali relativi all'interpretazione della frase contenuta nei vv. 62-63 del canto X dell''Inferno' di Dante. L'interpretazione oggi generalmente accettata vede nella frase subordinata del verso 63 una proposizione relativa libera che funge da complemento-meta del verbo 'menare'. Si mostra che questo tipo di complemento in italiano antico è sempre introdotto dalla preposizione 'a' , per cui, in questa interpretazione, ci si aspetterebbe 'a cui' invece del semplice 'cui' che troviamo nel testo. Viene anche scartata l'ipotesi che la relativa funga da oggetto indiretto parentesi nel caso anche 'cui' da solo sarebbe stato possibile). Si discute poi l'ipotesi di Tavoni (2002) secondo la quale il 'forse' che precede 'cui' può essere interpretato solo come modificatore del contenuto della frase principale e non di quello della relativa, e si mostra, con l'analisi di altri esempi, che un avverbio posto prima del pronome relativo poteva invece anche essere interpretato all'interno della relativa e modificarne il predicato.
Pag. 81-94

GIANCARLO BRESCHI, Il ms. Vaticano latino 3199 tra Boccaccio e Petrarca
Il saggio è centrato sul manoscritto Vaticano Latino 3199 della Commedia, da Giovanni Boccaccio inviato in dono a Francesco Petrarca. Si censiscono gli interventi marginali, accertati per la prima volta nel numero di ventisei, dei quali ben quattordici relativi al 'Purgatorio' e recanti alternative di lezione, che vengono attribuiti alla mano di Giovanni Boccaccio sul fondamento di una perizia paleografica supportata da argomenti di ragione filologica.
Pag. 95-118

VITTORIO FORMENTIN, Una lettera in volgare di Giovanni Colonna a papa Bonifacio IX (Roma, 4 gennaio 1393)
Nel saggio vengono pubblicate due lettere inviate a papa Bonifacio IX dal Comune di Roma e dal suo alleato Giovanni Colonna, in un momento di forti tensioni politiche, per garantire al pontefice la propria fedeltà alla causa della Chiesa romana: la prima lettera, composte in latino dalla cancelleria del Comune, introduce la seconda, sottoscritta da Giovanni Colonna redatta in volgare. I due testi ci sono pervenuti in copia cancelleresca, in un registro di Bonifacio IX. Dopo una introduzione di carattere storico il testo volgare viene ampiamente commentato sotto il rispetto linguistico.
Pag. 119-140

IVANO PACCAGNELLA , Petrarchismo pavano. Traduzioni, parodie, riscritture
Dopo la morte del Ruzante e con lo spostamento del baricentro compositivo ed editoriale a Vicenza, la letteratura pavana, in sintonia con cambiamenti epocali storici e politici, e con un'evoluzione di gusto cittadino, abbandona il realismo teatrale a favore di una produzione poetica e lirica bucolica. La classicizzazione si realizza anche come tecnicizzazione retorica, linguistiche specialmente metrica. Le rime in lingua rustica padovana sono un grande laboratorio metrico, sia dal punto di vista delle forme che da quello della misura dei versi parentesi da endecasillabo e settenario a quinari e ottonari), in cui spiccano le 'riscritture' in chiave popolareggiante di testi del Petrarca, con il rigoroso rispetto della campitura sintattica della strofa, in una continua disposizione alla sperimentazione metrica che toccherà nell'uso del madrigale i risultati più felici. Sarà in particolare il Begotto (il conte Marco Thiene) quello che più si misurerà con il modello petrarchista con una nutrita serie di parodie, raggiungendo un intenso e raffinato manierismo nell'uso del dialetto per il continuo riferirsi ai modi e ai temi della cultura alta.
Pag. 141-182

NICOLETTA MARASCHIO, ELISABETTA BENUCCI, La stampa veneziana e la "bella copia" del 'Vocabolario' (1612): novità e questioni aperte
Si ricostruisce l'ultima fase del lavoro lessicografico per la prima edizione del 'Vocabolario degli Accademici della Crusca' del 1612, cercando di chiarire alcuni aspetti ancora inesplorati della vicenda. In particolare vengono approfonditi ruolo delle attività di tutti gli Accademici della Crusca che più da vicino furono impegnati, soprattutto dal 1610 in poi, nel completamento dell'impresa, dal finanziamento, la revisione fino alla stampa. Di particolare interesse l'analisi di alcuni lemmi della 'bella copia', ossia del manoscritto definitivo che il Segretario Bastiano de' Rossi portò a Venezia, e le correzioni apportate per la redazione definitiva a stampa.
Pag. 183-206

ALESSANDRO PANCHERI, "L'Infinito" sotto torchio 'ovvero' la bufala nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
Alcune considerazioni metodologiche sul caso del già presunto ''terzo autografo'' dell' 'Infinito' leopardiano; in realtà una stampa dalla matrice usata per la tavola XI dei 'Canti' editi criticamente da Francesco Moroncini nel 1927.
Pag. 207-222

GIUSEPPE FRASSO, Lettere di Remigio Sabbadini a Giovanni Galbiati (con qualche notizia sull'edizione fototipica del Virgilio di Francesco Petrarca)
L'articolo presenta alcune lettere di Remigio Sabbadini a monsignor Giovanni Galbiati, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, sulle manifestazioni del millenario virgiliano, tenutesi a Milano e promosse dall'Istituto Lombardo, in particolare sulla riproduzione fototipica del celebre 'Virgilio' del Petrarca.
Pag. 223-238

PAOLO D'ACHILLE, Un caso di polimorfia derivata nella storia dell'italiano: l'azione di salvare/salvarsi e la condizione di essere salvo
Lo studio prende in considerazione vari termini che in italiano indicano l'azione del 'salvare' (o del 'salvarsi') oppure la condizione di 'chi si salva' ( o 'si è salvato'): salvezza, salvazione, salvamento, salvataggio, eccetera. Si tratta di nomi che a volte sono stati formati con suffissi giunti alla base - verbale o aggettivale - secondo normali procedimenti derivativi; a volte sono stati modellati su corrispondenti parole latine o francesi. Sulla base delle indicazioni fornite dalla lessicografia e dei dati risultanti da vari 'corpora' testuali, si cerca di individuare, tanto in sincronia quanto in diacronia, le differenze di significato, di frequenza e di ambiti d'uso tra i vari termini, la cui coesistenza dimostra la ricchezza derivativa dell'italiano e la sua predilezione per la polimorfia.
Pag. 239-252