RINASCIMENTO

Rivista dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento
Annuale
Direttori: Michele Ciliberto; Cesare Vasoli.
Comitato scientifico: Michael J.B. Allen, Simonetta Bassi, Andrea Battistini, Giuseppe Cambiano, Michele Ciliberto, Claudio Cociola, Brian P. Copenhaver, Mariarosa Cortesi, Germana Ernst, Massimo Ferretti, Massimo Firpo, Gian Carlo Garfagnini, Tullio Gregory, James Hankins, Jean-Claude Margolin, Fabrizio Meroi, Filippo Mignini, Vittoria Perrone Compagni, Lino Pertile, Adriano Prosperi, Francisco Rico, Elisabetta Scapparone, Fiorella Sricchia, Loris Sturlese, John Tedeschi, Cesare Vasoli.
Segretario di redazione: Fabrizio Meroi.
Redazione: Sabrina Braccini, Olivia Catanorchi, Elisa Fantechi, Alfonso Musci. Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Palazzo Strozzi - 50123 Firenze.
Amministrazione: Casa editrice Leo Olschki, Viuzzo del Pozzetto 8 - 50126 Firenze.
Abbonamenti:Italia € 98,00; Estero € 115,00.
Rubriche: Saggi e testimonianze; Testi e commenti; Note e varietà; Variazioni.


 

Consulta gli altri fascicoli della rivista:



Anno 2016 - N. 56
(a cura di Annalisa Lorenzetti)

SAGGI E TESTIMONIANZE
JILL KRAYE, Beyond Moral Philosophy Renaissance Humanism and the Philosophical Canon
Quessto articolo inizia con l'esame dettagliato dell'influenza della definizione di P.O. Kristeller di 'studia humanitatis' come "grammatica, retorica, poesia, storia e filosofia morale"; si dà particolare attenzione allo stato ambiguo che la filosofia morale occupa in questa lista. Segue una considerazione sulla varietà delle discipline filosofiche, oltre alla filosofia morale, collegate agli umanisti del Rinascimento nella loro capacità professionale. A ciò segue un resoconto degli scrittori del Rinascimento e più tardi, che menziona la non affinità degli umanisti con la filosofia morale, ma che descrive un approccio tipicamente umanista ai testi filosofici. Infine si richiede di ripensare all'assunto secondo il quale la filosofia morale fosse l'unica parte del Canone filosofico oggetto dell'interesse professionale degli umanisti del Rinascimento.
Pag. 3-22

PASQUALE TERRACCIANO, La politica all'inferno: rileggendo il sogno di Machiavelli
Secondo la leggenda, Machiavelli sul letto di morte raccontò un sogno blasfemo, in cui egli vide una processione di persone povere e pietose che dichiaravano di essere spiriti del paradiso e una corona di filosofi e figure distinte che erano sedute su una collina. Machiavelli decise che fosse meglio restare sulla collina a conversare con gli spiriti magni piuttosto che essere destinati al paradiso. Per quanto ne sappiamo, la storia fu descritta per la prima volta da Anton Francesco Doni nel 1544, intrecciando immagini dantesche, racconti popolari, poemi contemporanei e pagine originali prese da Machiavelli. Esplorando i percorsi della diffusione di questa leggenda tramite una nuova ricerca, questo articolo si propone di gettare nuova luce sui problemi cruciali e sui contesti dell'antimachiavellismo della prima età moderna.
Pag. 23-51

NICOLA PANICHI, «Car, quelque langue que parlent mes livres, je leur parle en la mienne». Montaigne lettore di Guicciardini e Machiavelli
La lettura di Guicciardini e Machiavelli da parte di Montaigne arricchisce la complessa visione politica che egli costruisce durante la sua riflessione filosofica e costituisce un'importante testimonianza del suo sviluppo. Il valore dello studio comparato di questi tre autori mostra una conoscenza approfondita del "Principe", dei "Discorsi", così come della "Storia d'Italia" e dei "Ricordi", insieme al relativo interesse nei temi classici dell'Umanesimo: fortuna, virtù, liberalità, ai quali deve essere aggiunto il tema della crudeltà.
Pag. 53-75

GILBERTO SACERDOTI, Le dannabili opinioni di Christopher Marlowe. L'anticristianesimo rinascimentale tra guerre di religione, nuova filosofia e fonti pagane
Nel 1593, pochi giorni prima della sua violenta morte, Christopher Marlowe fu accusato di una serie di 'dannabili opinioni'. Il presente contributo è un'analisi delle prime cinque di queste che hanno a che fare con la cronologia biblica e con Mosè. Lo sfondo è quello del pensiero anticristiano del XVI secolo che includeva: 1) una reazione appassionata alla religione in conseguenza delle guerre di religione, che, stando alle parole dei testimoni contemporanei, avevano prodotto "un milione di libertini ed Epicurei; 2) la crescita di una filosofia naturale post-copernicana ed epicurea che era in contrasto con le idee giudeo-cristiane di Dio e della creazione; 3) un uso esteso delle fonti pagane anticristiane (soprattutto Celso, Porfirio e Giuliano l'Apostata) che erano sopravvissute come erano letteralmente, seppur frammentariamente, citate nelle prime opere apologetiche cristiane, che nella loro difesa del Cristianesimo contro gli attacchi pagani non potevano non citarle.
Pag. 77-122

ROSANNA CAMERLINGO, Machiavelli a Oxford. Guerra e teatro da Gentili a Shakespeare
Questo articolo mostra come la presenza del grande giurista italiano Alberico Gentili ad Oxford causò dure reazioni tra le autorità puritane dell'università. La controversia tra Gentili e John Rainolds riguardo al teatro nasconde in realtà un più profondo contrasto di opposte visioni politiche. L'opposizione di Gentili alle autorità puritane di Oxford risultò in un trattato sulla guerra che egli costruì principalmente sul pensiero di Machiavelli e che infatti supportava la politica estera di Elisabetta I. L' idea di Gentili sulla guerra giusta è anche la struttura ideologica dell'"Enrico V" di Shakespeare. Questo articolo rivela che una corretta lettura di Machiavelli getta luce sia sul "De iure belli" di Gentili che sull' "Enrico V" di Shakespeare.
Pag. 123-138

GIANNI PAGANINI, Descartes, Elisabeth e Campanella. Connessioni e reazioni intorno alla «terza nozione primitiva»
Descartes ha letto certamente almeno due opere di Campanella:"Prodromus philosophiae instaurandae" e "De sensu rerum". È nel "De sensu rerum" che Campanella ha postulato molte altre idee originali che lo hanno distanziato da Telesio. Due in particolare catturarono l'attenzione di Descartes: a)tutta la conoscenza non è solo 'passio' ma soprattutto 'perceptio passionis'; b)l'intuizione di sé è primaria e accompagna ogni conoscenza, dalla sensazione all'intelletto e precede l'esperienza esterna. Sulla base di queste due idee alcuni storici hanno considerato Campanella un precursore o un'ispirazione per Descartes. La loro conclusione non è corretta, ed essi trascurano un'altra circostanza significativa. Accanto al dualismo, e dopo le "Meditationes", Descartes identificò in una lettera ad Elisabetta, una 'terza nozione fondamentale', cioè 'l'unione dell'anima e del corpo', che è l'oggetto dell'esperienza e della sensazione, non del puro intelletto. È possibile che questa 'terza nozione' abbia ricondotto Descartes alle sue precedenti letture del "De sensu rerum", dove la sensazione è una proprietà originale che unisce mente e corpo ed è ancora accompagnata dalla consapevolezza di sé.
Pag. 139-164
TESTI E COMMENTI
ILARIA MORRESI, Una visita alla biblioteca di Marin Sanudo
Questo lavoro analizza un poema latino in distici elegiaci scritto da Federico da Porto, che descrive la sua visita alla casa di Marin Sanudo a Venezia. Il poema ci fornisce informazioni rilevanti sulla qualità e la grandezza della collezione di dipinti e di libri di Sanudo; tra le altre voci egli menziona un raro manoscritto di un'opera inedita di Dante che riguarda «insanos Veneris [...] amores» ed è stato considerato dagli studiosi come un possibile testimone del "Fiore", con notevoli conseguenze sull'attribuzione e la tradizione di quest'opera. Il verso di da Porto cita l'"Ars amatoria" di Ovidio, e potrebbe essere interpretato con riferimento alla tradizione letteraria latina: in questo modo, è possibile leggere il v. 7 come un'allusione alle "Rime" di Dante o, meglio, alla "vita nova", la cui circolazione nell'Italia del nord all'inizio del XVI secolo appare meno problematica.
Pag. 167-210
NOTE E VARIETÀ
ANNARITA ANGELINI, Poliziano nell'umanesimo francese
Gli scritti e la personalità di Poliziano hanno avuto impatto sulla cultura francese della metà del XVI secolo. Lo sviluppo degli insegnamenti di Poliziano è realizzato da un contesto culturale intento a rivendicare, entro pochi decenni, un ruolo di primo piano nel rinnovamento culturale europeo. Ancora nelle fasi della sua costruzione esso investiga e riconosce, nel Rinascimento italiano, motivi ispiratori e sostegno autoritativo. Gli intellettuali formati alla scuola di Jacques Lefèvre d'Étaples, il Collège Lemoine, introdussero il pensiero di Poliziano nella cultura francese del primo Cinquecento. Tuttavia, sarà la nuova generazione di umanisti a subire la sua influenza. Essi rappresentano un gruppo composito che riunisce i seguaci di Pierre de la Ramée, giuristi, poeti, membri delle accademie letterarie, grammatici, dialettici e medici legati al magistero 'lullista' di Bernardo Lavinheta. L'interesse dell'umanesimo francese, caratterizzato da un forte scopo enciclopedico, sarà catturato principalmente dalle tre "Praelectiones" e soprattutto dal "Panepistemon".
Pag. 213-229

MARIALUISA BALDI, Cardano vestito alla francese: Dal "Proxeneta" a "La science du monde"
La "Science du monde" è conosciuta come la traduzione francese della metà del Seicento del "Proxeneta" di Girolamo Cardano, l'opera edita postuma in latino riguardante la vita civile da una prospettiva teorica e pratica. La "Science du monde" non è esattamente una traduzione, ma piuttosto una parafrasi del testo latino: essa altera sia la struttura formale dell'opera che il suo contenuto. Lasciando in secondo piano il contesto culturale e altre letture francesi di Cardano, l'articolo compara il testo latino e quello francese, mostrando così similitudini e differenze con speciale riferimento al metodo sottostante le due opere, la natura e il ruolo del 'proxeneta'. Coerente con il punto di vista autobiografico di cardano, il "Proxeneta" è un manuale per la sopravvivenza sociale dell'individuo, per mantenere ed incrementare la sua «potestas». La "Science du monde" è un manuale di codici di comportamento per l'honnête homme. Esso punta ad essere una scienza di opinione e persuasione alla ricerca di oggettività nel dominio della soggettività.
Pag. 231-251

MARIA ELENA SEVERINI, I "Ricordi" in Francia: la prima fortuna delle massime politiche di Francesco Guicciardini
Nel 1576 Antoine de Laval pubblicò a Parigi la sua traduzione in francese dei "Ricordi" di Francesco Guicciardini, nella quale si potrebbe scorgere una precisa strategia politica. Durante la crisi della sovranità Laval offre alla corte una collezione di precetti concepiti per fornire modelli universali adattabili a varie differenti occasioni di prassi politica. Infatti la sua edizione aggiunge al testo originale un'antologia di aforismi, una sezione di 42 articoli ispirati dalla storiografia classica e moderna che introduce il lettore negli affari parlamentari della corte francese. La traduzione di Laval ha soddisfatto la domanda - molto viva nella Francia del tardo XVI secolo - di un tipo di manuale per la formazione del sovrano come un elemento cruciale nella difesa dell'unità e della stabilità della monarchia.
Pag. 253-281

VALENTINA LEPRI, Per la ricezione di Machiavelli e di Guicciardini nella cultura diplomatica della Polonia cinque-seicentesca
Questo articolo esplora la circolazione di alcune opere politiche e storiche nell'ambiente diplomatico polacco tra XVI e XVII secolo. L'attenzione è focalizzata sulla produzione di due dei più influenti diplomatici del tempo, il gesuita Krzysztof Warszewicki e il nobile Andrzey Maksymilian Fredro. Questo articolo rivela che, sebbene abbiano un differente backgraound culturale e obiettivi politici opposti, entrambi hanno usato le fonti italiane in modo simile. Riflettendo sulla gestione della politica estera, sia Warszewicki che Fredro rivolgono la loro attenzione a scrittori italiani. I diplomatici leggono opere di autori come Machiavelli e Guicciardini allo scopo di analizzare meglio il loro Stato, sotto la minaccia costante dei suoi nemici. Questo aspetto dell'influenza della cultura italiana nella prima Europa moderna è ancora poco conosciuto e invita ad un'ulteriore ricerca.
Pag. 283-299

MARCO MATTEOLI, Giordano Bruno a Praga tra lullismo, matematica e filosofia
Nel 1588, dall'inizio della primavera all'autunno, Giordano Bruno trascorse sei mesi a Praga, vivendo all'ambasciata spagnola. Qui egli attese all'edizione di due opere: "De specierum scrutinio", un testo lulliano composto dal "De lampade combinatoria Lulliana" e da "De compendiosa architectura, e "Articuli centum et sexaginta adversos mathematicos". Se il primo richiama le due opere lulliane pubblicate da Bruno a Parigi e Wittenberg, il secondo offre un nuovo modello geometrico fondato sul 'minimum', un nuovo oggetto concettuale sotto il quale egli riporta insieme l'unità, l'atomo e il punto geometrico. Infatti, qui egli comincia una nuova stagione teoretica che raggiunge il suo adempimento con i poemi di Francoforte, soprattutto il "De triplici minimo et mensura". Lo scopo di questo articolo è dimostrare la struttura intellettuale, da Praga ad Helmstedt, che supporta la ricerca filosofica di Bruno su questo nuovo stato della materia, con questa peculiare teoria della geometria atomistica. Le riflessioni si concentrano su quegli studiosi che incontrarono Bruno ad Helmstedt e che lo seguirono a Padova.
Pag. 301-324
DISCUSSIONI
MASSIMILIANO MALAVASI, Ficinus redivivus. Su una nuova edizione della versione latina del "Pimander" e sui rapporti tra umanesimo e religione
La traduzione di Ficino dei trattati ermetici I-XVI è stata letta finora nel testo pubblicato nell'incunabolo del 1471 e riprodotto in edizioni successive. Nel 2012 Maurizio Campanelli ha fornito una prima edizione critica di quest'opera che contiene un brillante articolo introduttivo che concerne la storia del testo, la qualità della traduzione di Ficino e la fortuna delle sue idee sulla figura di Ermete Trismegisto. Questa pubblicazione fornisce l'opportunità di ripensare il ruolo dell'ermetismo nella cultura del XV e XVI secolo e valutare il cambiamento gnoseologico che segnò la sensibilità religiosa del tempo, forzato dal nuovo spirito dell'imminente Età moderna a ridefinire i veri fondamenti epistemologici della fede cristiana.
Pag. 327-357

BRIAN P. COPENHAVER, Contro 'l'umanesimo': L'autocoscienza di Pico e la sua fama
Giovanni Pico della Mirandola, che è stato famoso per cinque secoli, pensava a se stesso come un filosofo. Oggi, tuttavia, pochi filosofi nel mondo anglofono pensano a lui come un filosofo: egli oggi è un umanista. 'L'umanesimo', tuttavia, non era una categoria conosciuta da Pico, come invece la categoria di 'filosofia'. I testi pubblicati durante tutta la vita di Pico, quando vengono comparati con le considerazioni moderne su quel periodo, rivelano problemi derivanti dall'applicazione di queste categorie attraverso lunghi periodi di tempo. L'esame di questi problemi mostra che i termini 'umanesimo' e 'umanista' hanno prodotto confusione di quattro tipi: ideologica, narrativa, filosofica e tassonomica. Poiché questi termini hanno prodotto più danni che benefici, gli studiosi del Rinascimento dovrebbero sostituirli con altri termini - 'classicismo' e 'classicista'.
Pag. 359-406