QUADERNS D'ITALIÀ

Annuale
Equip de direció
: Giovanni Albertocchi (Universitat de Girona), Rossend Arqués (Universitat Autònoma de Barcelona), Gabriella Gavagnin (Universitat de Barcelona).
Comitè científic: Emilio D'Agostino, Lola Badia, Zygunt G. Baranski, Bruno Basile, Francesco Bruni, Manuel Carrera Díaz, Marcello Ciccuto, Marga Cottino-Jones, Domenico De Robertis †, Anna Dolfi, Pier Vincenzo Mengaldo, Giuseppe Nicoletti, Gilberto Pizzamiglio, Helena Puigdomènech, Cesare Segre, Raffaele Simone, Mirko Tavoni, Paolo Valesio.
Consell de redacció: Margarita Natalia Borreguero Zuloaga, Mariona Carreras, Miguel Ángel Cuevas, Nicolò Messina, Raffaele Pinto, Eduard Vilella.
Rubriche: Dossier, Articles, Notes, Resseynes.

Consulta gli altri fascicoli della rivista:



Anno 2017 - N. 22
(a cura di Gabriella Gavagnin Capoggiani)

STUDI IN ONORE DI MARÍA DE LAS NIEVES MUÑIZ MUÑIZ
JUAN IGNACIO VARELA-PORTAS DE ORDUÑA, Le canzoni politico-dottrinali di Dante e le tre fiere di Inferno I
L'articolo propone l’idea che nella rappresentazione visuale delle tre fiere ci sia un’allusione alle tre canzoni politico-dottrinali "Poscia ch’Amor del tutto m’ha lasciato", "Tre donne intorno al cor mi son venute" e "Doglia mi reca nello core ardire", e, più concretamente, agli opponenti di Dante che queste canzoni descrivono o suggeriscono. Si parte dall'interpretazione di questi tre componimenti come un trittico che esamina i vizi e i mali sociali della vita civile per accostarle, mediante precisi riferimenti testuali, alla sequenza delle tre fiere secondo i seguenti accoppiamenti: la lonza leggera (cioè leggiadra) come i protagonisti di "Poscia ch’Amor", il leone aggressivo, rabbioso come i Neri di "Tre donne", e la lupa bramosa come gli avari viziosi di "Doglia me reca".
Pag. 13-32

EDUARD VILELLA, Visibile narrare
Si parte dalla convinzione che l’Ekphrasis dantesca costituisca un capitolo fondamentale nella storia del fenomeno e in generale dei rapporti (in senso pratico e teorico) fra immagini e testo che rivestono una grande importanza nel sistema culturale medievale. Viene esaminata brevemente la questione per soffermarsi poi sulle descrizioni delle immagini presenti in Purgatorio X. L’oggetto di interesse centrale del saggio è la loro implicita narratività, riguardo alla quale si cerca di stabilire dei possibili vincoli con le modalità narrative proprie delle arti visuali dell’epoca.
Pag. 33-42

MASSIMO DANZI, «Tristitiam fugere quaerere hilaritatem»: le terme tra medicina e letteratura
A partire dal tardo Medioevo, la frequentazione dei bagni termali, caduti in abbandono alla fine dell’impero romano, riprende e dà origine a una letteratura scientifica sulle acque. Nel suo duplice aspetto, di una pratica sociale dei bagni e di una letteratura medica delle acque, la rinascita non manca di riflettersi in un immaginario letterario più ampio e a carattere sovranazionale, che interessa dapprima l’Italia, poi il resto d’Europa (soprattutto di lingua tedesca) e, infine, l’Inghilterra. Questa prima fase della storia dei bagni, che si chiude con la pubblicazione del corpus veneto dei "Balnea" (1553), vede gli autori fare delle terme, un po’ in tutta Europa, un elemento di ispirazione. L’articolo documenta questo scambio incrociato tra pratica sociale, testi medici e letteratura in un periodo che va dal "De balneis puteolanis" di Pietro da Eboli (sec. XII ex.) al primo testo inglese sulle terme di William Turner (1562).
Pag. 43-56

GUIDO CAPPELLI, Una modernità (im)possibile. L’umanesimo italiano come fenomeno storico
Il saggio avvia una riflessione critica sul concetto di umanesimo storico, cercando di delinearne gli sviluppi e i caratteri originari. In questa prospettiva, emerge la carica “rivoluzionaria” di un movimento che – alle soglie della modernità e soprattutto nella sua prima fase – contribuì in modo decisivo a rendere autonoma la cultura umana (studia humanitatis), contrapponendola a quella teologica della Scolastica e rivendicando il ruolo dell’intellettuale laico. I nomi del Petrarca, di Leonardo Bruni o di Lorenzo Valla costituiscono l’avanguardia di un fenomeno che si estese all’Italia e, in una certa misura, passò a tutta l’Europa. Lo sviluppo dell’argomentazione è percorso anche dalla domanda ansiosa sulla sopravvivenza delle idee e dell’epistemologia umanistiche, e addita un futuro problematico per gli studia humanitatis.
Pag. 57-74

LORENZO BARTOLI, «Solo e senza altrui rispetto» ("Orlando Furioso" XXIII, 122, 2). Nota sulla follia di Orlando
Il saggio riesamina la questione dei dantismi nell’Orlando Furioso, studiati da Segre e Blasucci, per evidenziare il rapporto linguistico ed ermeneutico che lega l’episodio della follia di Orlando nell'"Orlando Furioso" (XXIII), e il sottotesto dell’episodio di Paolo e Francesca nell'"Inferno" (V), mettendo in primo piano la dimensione metalinguistica che sottende a entrambi gli episodi e che prelude alla ripresa cervantina del modello di follia cavalleresca, già dell’Ariosto.Il carattere metaletterario della follia di Orlando, infatti, serve a precisare il rapporto che lega, singolarmente, il "Furioso" al "Quijote", poiché Cervantes costruisce il proprio discorso imitativo nei confronti dell'Ariosto proprio sul terreno preciso di tale episodio e non sull'intero poema.
Pag. 75-82

GILBERTO LONARDI, Omero, Virgilio, il villanello della «Ginestra» leopardiana
Si analizza l’immagine del villanello della “Ginestra” leopardiana, che fugge con la famiglia lasciando le sue povere cose mentre la lava del Vesuvio avanza e distrugge, in rapporto alle sue fonti letterarie. In particolare, il testo di Leopardi è confrontato con il passo dell’”Eneide” in cui Virgilio raffigura Enea fuggitivo da Troia in fiamme. Il personaggio di Leopardi ripeterebbe il movimento visivo e auditivo di quello virgiliano. D’altronde, si allude a possibili riprese della scena dell’eroe fuggitivo anteriori (Dante) e posteriori (novecentesche) alla rivisitazione di Leopardi. Più sfumata, ma altrettanto presente nel testo leopardiano, è rintracciata una possibile reminiscenza dell’”Iliade”.
Pag. 83-96

FRANCO D'INTINO, Leopardi sulle tracce di Montaigne
Il saggio esplora le tracce della presenza di Montaigne in Leopardi, il quale cita l'autore francese soltanto sei volte in tutta la sua opera. Si identificano innanzitutto le letture che possono aver fatto conoscere Montaigne al giovane Leopardi, tra cui si annoverano testi di Antonino Valsecchi e di Alfieri, nonché il "Traité de la vieillesse" di Madame de Lambert. Si passa poi all'analisi particolareggiata dei primi cinque luoghi zibaldoniani in cui Montaigne è citato.
Pag. 97-110

ROSSEND ARQUÉS, Dialogo di Leopardi e la Solitudine
Questo articolo si propone di approfondire il tema della solitudine essenzialmente nello "Zibaldone" di Leopardi, ma anche nei "Canti" e in altre opere: un argomento che fa parte di quel piccolo nucleo di concetti che consentono all'autore di stabilire una serie di distinguo fra antichità e modernità, uomo saggio e uomo della strada, persona che ha sofferto e quella che non sa che cosa sia il dolore, tra solitudine originaria, essenzialmente umana ma anche animale e quindi naturale, e solitudine moderna, quella dell’esclusione, che viene sperimentata proprio dalle masse, e quindi urbana.
Pag. 111-122

GIULIO FERRONI, Da Suzanne a Gertrude: da Diderot a Manzoni
Si ripercorre il ben noto rapporto tra l’episodio manzoniano della monaca di Monza e "La Religieuse" e si mette in luce il diverso orizzonte narrativo e stilistico che la presentazione della “signora” assume nel "Fermo e Lucia" e nei "Promessi Sposi". Il racconto di Diderot, affidato alla voce del personaggio femminile, nasce da una sorta di gioco, in una vera e propria mistificazione, che comunque si svolge come critica all’istituzione monastica. Quello di Manzoni si appoggia sulla voce dell’autore, in una prospettiva di giudizio morale sui comportamenti dei personaggi, che non mette in causa l’istituzione. Si nota poi come molti particolari del testo manzoniano, sia nel "Fermo e Lucia" che nella redazione finale dei "Promessi Sposi", si definiscono attraverso un impegno di distinzione dalla prospettiva del testo di Diderot.
Pag. 123-132

FERNANDO MOLINA CASTILLO, "Piccolo mondo antico" en la parábola intelectual de Fogazzaro
Viene analizzata la presenza delle tre linee più rilevanti dell'ideologia di Antonio Fogazzaro (spiritualismo, evoluzionismo e modernismo) nel suo romanzo principale, "Piccolo mondo antico" (1895), tenendo conto del lungo processo di elaborazione del testo e dello studio che in quegli stessi anni l'autore dedicò a tali linee di pensiero, esponendole in saggi, conferenze e nei carteggi.
Pag. 133-142

PIERO DAL BON, Lo sperimentalismo di Paolo Volponi nel suo suo contesto: alcuni spunti
Il saggio indaga le relazioni che i primi tre romanzi di Paolo Volponi intrattengono con alcune scritture a loro contemporanee. In particolar modo si mette in luce, sulla linea degli studi di Emanuele Zinato, il rapporto costante privilegiato e considerevole che le opere dell'autore di Urbino hanno con quelle di Pier Paolo Pasolini, e le occasionali affinità che le legano ad alcuni testi di Parise, Bianciardi, Ottieri. Particolare attenzione viene concessa alle analogie vistose di struttura e stile con i romanzi di Roversi e Malerba, mentre si sottolineano in sede di conclusione le notevoli differenze rispetto all'opera di Calvino.
Pag. 143-152

DANIELA ARONICA, La coscienza dell'incesto nei rifacimenti dell'"Edipo re" di Sofocle da Seneca a Pasolini
Il saggio analizza un particolare aspetto che caratterizza una parte importante della storia dei rifacimenti dell’"Edipo re" di Sofocle delimitando un corpus di riferimento di otto opere teatrali prodotte tra il Seicento e il Novecento, al quale viene aggiunta in chiusura la transcodificazione cinematografica di Pasolini perché considerata come momento culminate del percorso tracciato. Infatti, si osserva che i numerosi adattamenti, plasmati di volta in volta su contesti storico-culturali differenti, sono accomunati da un elemento non presente in Sofocle: il presentimento dell’incesto, vissuto o meno come colpa, da parte di Edipo e Giocasta. L’"Edipo re" di Pasolini rappresenterebbe il momento di massima esplicitazione di questa caratteristica, ormai affiorata, sotto l’influenza delle teorie freudiane, a livello di coscienza. L’operazione pasoliniana si distingue comunque dalle precedenti per aver reso autobiografico il discorso mitico.
Pag. 153-164

ANNA DOLFI, Caproni, Tentori e il cielo dell'anima
Il saggio analizza un componimento di Giorgio Caproni appartenente alla raccolta "Il muro della terra", pubblicata nel 1975. Essa inaugura una nuova fase nella poesia di Caproni. Dopo un secondo tempo (rappresentato dai due libri 'familiari' "Il seme del piangere" e "Congedo del viaggiatore cerimonioso"), con "Il muro della terra" prende avvio una terza maniera contrassegnata dall'afasia, da paesaggi vuoti, da interrogativi esistenziali. Una delle prime poesie di quella raccolta, "Il vetrone", presenta non pochi problemi interpretativi, che vengono almeno in parte risolti grazie a documenti epistolari inediti (una lettera di Caproni al grande traduttore Francesco Tentori). Il saggio ne ricostruisce il contesto e il significato, soffermandosi anche (tramite altri pezzi epistolari inediti) sull'amicizia tra i due poeti. In appendice si pubblica l'edizione digitale dell'originale dattiloscritto della lettera di Caproni a Tentori.
Pag. 165-180

FRANCESCO ARDOLINO, Violenza, famiglia e genere. Il romanzo di ambiente poliziesco di Melania G. Mazzucco
L'articolo analizza il romanzo "Un giorno perfetto", pubblicato da Melania G. Mazzucco nel 2005. Sebbene si parta dalla constatazione che, a differenza delle altre opere della scrittrice, "Un giorno perfetto" è l’unico testo che sembra affacciarsi alle porte del giallo, si sottolinea la difficoltà di leggerlo e interpretarlo sulla base della sua collocazione nell'orizzonte del noir. Si mette in luce come, sin dalla prolessi iniziale, gli avvenimenti perdano valore per dar spazio a una lettura sociale in cui la violenza di genere si colloca sullo sfondo delle varie vicende personali e familiari dei personaggi, inseriti nella geografia urbana della capitale italiana. Dietro una scrittura apparentemente semplice, si cela la capacità di moltiplicare motivi e toni per costruire un romanzo polifonico in cui anche la colonna sonora delle canzoni del momento acquisisce una funzione strutturale.
Pag. 181-192

MARÍA HERNÁNDEZ ESTEBAN, ROBERTO GÓMEZ MARTÍNEZ, Hacia el posible antígrafo de la versión castellana antigua del "Decameron": la edición de la «Introduzione alla Giornata I»
Allo scopo di identificare l'antigrafo su cui è possibile che si basasse il traduttore della versione castigliana antica del "Decameron" viene preso in esame un gruppo di codici italiani che costituirebbero un ramo separato della tradizione manoscritta. Il loro eccezionale sistema editoriale consiste nell'inserimento di rubriche apocrife che suddividono l'«Introduzione alla Giornata I» anteposte ai punti in cui Boccaccio nell'autografo introdusse solo capolettere. La loro ubicazione e il loro sistema di redazione nei codici e nella versione castigliana sono così affini da non poter essere casuali. Tale percorso di indagine può rappresentare una nuova via di studio del codice e dell'edizione a stampa. In appendice al saggio due tabelle sinottiche riassumono coincidenze e varianti di tali caratteristiche del sistema editoriale presenti nei testimoni studiati.
Pag. 195-214

SUSANNA ALLÉS TORRENT, Pedro Mexía y las varias lecciones de Plutarco
L'articolo rassegna e analizza l'uso delle "Vite parallele" nella "Silva de varia lección" (1540) di Pedro Mexia, contestualizzandolo nel crescente interesse per la figura di Plutarco che si manifesta nel corso della prima metà del Cinquecento. Si mette in risalto che Mexia, a differenza della predilezione generalizzata per le opere morali, mostra una maggiore propensione per il versante storico. Al tempo stesso nella sua opera è ben presente anche il carattere esemplare delle biografie. Inoltre, trattandosi di un intellettuale che non conosceva il greco, viene posta la questione dell’origine delle fonti da lui usate e viene avanzata l'ipotesi che l'autore abbia consultato, accanto a una traduzione latina, anche una traduzione in volgare.
Pag. 215-224

JUAN MIGUEL VALERO MORENO, Palabras antiguas para un mundo nuevo: Pier Candido Decembrio, vocabulista, en castellano
Il manoscritto Add. 21245 della British Library contiene l'unico testimone dell'"Iliade" di Omero in castigliano secondo la versione parziale basata sui testi latini di Pier Candido Decembrio e Leonardo Bruni. La paternità (attribuita a Pedro González de Mendoza, figlio del Marqués de Santillana) e la datazione di questa traduzione sono controverse. Il saggio mette in discussione le tesi finora prevalse su tali questioni. Le ipotesi considerate più verosimili vengono messe in rapporto con il resto dei testi che compongono il ms. Add. 21245, come pure si indaga il possibile legame con altri manoscritti (latini) e la sua tradizione testuale. Scopo del saggio è offrire un contesto che illustri l'importanza e la posizione della traduzione parziale del "Grammaticon" di Decembrio, che si pubblica in appendice in edizione interlineare accanto a uno dei testimoni del testo latino. Si sottolinea inoltre l'importanza del vocabolario proveniente del "Grammaticon" per la storia della lessicografia spagnola.
Pag. 225-240

CESÁREO CALVO RIGUAL, "La buona figliuola" de Carlo Goldoni y sus traducciones españolas
Vengono analizzate tre traduzioni in spagnolo di uno dei drammi giocosi per musica di Goldoni: "La buona figliuola", che si presentò per la prima volta nel 1756. In primo luogo si studia il contesto teatrale e musicale nel quale si svolsero le rappresentazioni in Spagna, soprattutto a Valencia. In secondo luogo, si dà notizia di una traduzione, pubblicata a Valencia in una versione bilingue nel 1769, di cui finora non si conoscevano copie e se ne esaminano le principali caratteristiche. In terzo luogo, si comparano tre traduzioni: quella precedente, quella di Juan Pedro Maruján e quella di Antonio Bazo, che mettono in pratica strategie di traduzione molto diverse, seppure con risultati meno positivi per le ultime due.
Pag. 241-262

MIQUEL EDO JULIÀ, Il valore ermeneutico di refusi ed errori di traduzione. Su alcune versioni spagnole dell’"Ultimo canto di Saffo" di Leopardi
Il saggio si sofferma su alcuni errori nella resa di singole parole rintracciati in diverse traduzioni in spagnolo del componimento leopardiano "Ultimo canto di Saffo". Lo studio di tali errori, refusi tipografici o errori di lettura, è finalizzato a delucidare la particolare intersezione proposta dal componimento originale tra la negazione nichilistica, definitoria del pensiero leopardiano, e la negazione eufemistica, ereditata dalla tradizione leggendaria sulla morte della poetessa. Gli errori rivestono in questo caso una grande utilità per causa dell’affinità tra la loro meccanica e quella dei fonemi e semi ricorrenti nel testo di partenza.
Pag. 263-272

GABRIELLA GAVAGNIN, Un capitoletto della ricezione catalana di Montale: a proposito di alcune traduzioni disperse
L’articolo prende in esame alcune traduzioni catalane di Montale che furono date alle stampe poco tempo dopo il viaggio del poeta a Barcellona nel 1954 e che sono state finora trascurate nella letteratura critica sulla fortuna di Montale in Spagna. Le une configuravano, assieme ad altre di Ungaretti e Quasimodo, il trittico "Tres poetes italians" che Tomàs Garcés compose per una miscellanea in onore del poeta e critico Carles Riba. Le altre erano comprese nella sezione italiana di un’antologia di versioni liriche compilata da Sebastià Sánchez-Juan. Grazie anche alle informazioni ricavate da carteggi inediti, da vari materiali di lavoro dei traduttori e dalle loro biblioteche personali, l’articolo analizza i tempi e le circostanze in cui maturarono le due iniziative mettendo in luce analogie e divergenze tra queste due esperienze traduttive.
Pag. 273-284

LAURA DOLFI, Tradurre Aleixandre: un percorso in fieri di Giorgio Caproni (quattro versioni inedite/rare)
Questo articolo analizza nel suo farsi la versione italiana di alcune poesie di Vicente Aleixandre ("Poema de amor", "Sin luz", "Criaturas en la aurora", "Ciudad del Paraíso") che Giorgio Caproni aveva preparato per un volume antologico rimasto inedito. Si tratta di versioni poi dimenticate, solo "Città del Paradiso" venne trasmessa alla radio nel 1961 (e il suo testo pubblicato recentemente in un volume che trascrive il testo di quella rubrica radiofonica). L'articolo ricostruisce la storia redazionale di questi testi attraverso la consultazione delle copie dattiloscritte da Caproni e offre alcuni spunti interpretativi relativi alle strategie traduttive. In appendice viene allestita l'edizione dei testi inediti delle prime tre poesie e riproposto quello della quarta, integrati con le varianti emerse dal confronto delle successive redazioni conservate dall’autore.
Pag. 285-298

NARCÍS COMADIRA, Nou poemes de Franco Fortini
Si pubblica con testo a fronte la versione catalana inedita di Narcís Comadira delle seguenti poesie di Franco Fortini: "E questo è il sonno", "La città nemica", "Foglio di via", "In una strada di Firenze", "Ai poeti giovani", "Ai nostri caduti di Russia", "I destini generali", "I lampi della magnolia", "La promessa".
Pag. 299-310

MANUEL CARRERA DÍAZ, Los verbos apreciativos en italiano y en español
L'articolo affronta dal punto di vista della linguistica contrastiva le asimmetrie riscontrabili nell'italiano e nello spagnolo riguardo alla formazione e all'uso dei verbi valutativi, ovvero di quei deverbali originati, senza alcun cambiamento di categoria, dall'aggiunta di certi suffissi a determinate basi verbali, come nel caso di canturrear / canticchiare, lloriquear / piagnucolare, etc. In questo primo approccio sistematico al tema si appronta un censimento di tali verbi in ciascuna lingua sulla base di diversi strumenti lessicografici e se ne mettono in rilievo le differenze quantitative e qualitative.
Pag. 313-324