QUADERNI FOLENGHIANI

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Anno 2006-2009 - N. 6-7
(a cura di Azzurra Aiello)

TESTI
ALBERTO CAVARZERE, Dalla "Hagiomachia" di Teofilo Folengo (III): 'Cyrus ac Ioannes contestes'
Nel saggio l'autore riprende la pubblicazione dell'edizione commentata delle passiones che fanno parte dell'"Hagiomachia" di Teofilo Folengo, opera della quale si è già precedentemente occupato. L'"Hagiomachia" ha cinque testimoni manoscritti: il ms. V.C. 14 dell'archivio dell'Abbazia benedettina di Cava dei Tirreni, il ms. 59 della Biblioteca Comunale di Mantova, il ms. G 1.3.21 della Biblioteca Bertoliana di Vicenza, il ms. Cart. 294 (già I 4) dell'archivio dell'Abbazia di Cava dei Tirreni e il ms. 233 del fondo Tordi della Biblioteca Nazionale di Firenze, scoperto recentemente. L'autore commenta il Martirio di Ciro e Giovanni accompagnando il testo con una traduzione in prosa e con la mantissa dei fontes.
Pag. 15-56
SAGGI
ANDREA CANOVA, San Danese e gli zoccoli dell'Ascenza ("Baldus" 12, 521-528)
Andrea Canova commenta il brano del "Baldus" in cui il protagonista e i suoi compagni si imbarcano per raggiungere la terra della maga Manto. Questo episodio è stato messo in relazione con diverse opere da parte dei critici. L'autore del saggio vuole evidenziare soprattutto alcuni elementi quali la penitenza che Cingar intende fare (i pellegrinaggi alla grotta di San Danese e agli zoccoli dell'Ascenza) e la figura dell'eroe che non muore ma cade in un sonno secolare; l'opera di Folengo, piena di allusioni, nasce dalla commistione fra il romanzo cavalleresco e la favola popolare.
Pag. 59-75

GIOVANNI ISGRO', La virtualità scenica dell'"Atto della Pinta"
Folengo compone e mette in scena a Palermo nel Cinquecento l'"Atto della Pinta", nel quale si rappresenta la creazione del mondo e le cui parti, quasi esclusivamente in latino, derivano dalla sacra scrittura e dalla innografia liturgica cristiana. L'autore del saggio ha messo in scena l'opera nel 1989 e nel 1996, rifacendosi alla versione rinvenuta nel codice miscellaneo della metà del Seicento conservato nell'Abbazia di San Martino delle Scale. Isgrò fa la comparazione fra i diversi manoscritti che tramandano l'opera e cerca di individuare gli elementi scenici nelle varie rappresentazioni. In appendice sono riportate le notizie preliminari dell'"Atto della Pinta" in ms. VI C 16, Biblioteca del Monastero di San Martino delle Scale.
Pag. 77-90

JOSÉ MIGUEL DOMÍNGUEZ LEAL, Influencias folenguianas en las Macarroneas del Maestro Martínez y Juan Escribano sobre la victoria de Lepanto (1571)
L'autore del saggio, attraverso la comparazione di alcuni brani, mette in evidenza l'influenza di Folengo sulle "Macarroneas sopra la vittoria di Lepanto" di Martínez Juan Escribano.
Pag. 91-112

STEFANO GULIZIA, (S)omnia ostendere: Folengo e Bruno a Venezia
Nel saggio l'autore intende mettere in risalto il legame evidente tra Teofilo Folengo e Giordano Bruno e l'influenza culturale e editoriale che entrambi subirono durante il loro soggiorno a Venezia. Gulizia ripercorre le valutazioni di critici quali Gianfranco Folena e Giorgio Bàrberi Squarotti, ed evidenzia come soprattutto nel "Candelaio", commedia licenziosa, Bruno senta fortemente l'influenza di Folengo.
Pag. 113-134

CAROLE PRIMOT, Les citations du "Baldus" dans l'"Admonitio macaronica" De Denis Bouthillier (1614)
Il saggio si sviluppa intorno alla tesi per cui molti autori francesi del Rinascimento subirono l'influenza delle opere di Folengo ma che rare siano le citazioni letterarie dell'autore: tra queste si ricordano quelle presenti nell"Admonitio macaronica" di Denis Bouthillier, avvocato al Parlamento di Parigi, opera della quale si ripercorre la genesi. L'"Admonitio" nasce come risposta alla querelle sorta tra Bouthillier e Adrien Behotte e relativa alla "regola dei venti giorni" che permetteva ad un ecclesiastico malato di riassegnare i sui benefici ad un'altra persona: nell'opera le citazioni folenghiane sono strategiche.
Pag. 135-145

MARCO FAINI, Ancora sulla fortuna del Folengo nei Seicento: Niccola Villani, Giovanfrancesco Negri, Teodoro Mayden, John Dryden
Ripercorrendo la fortuna delle opere folenghiane nel Seicento l'autore del saggio evidenzia che esse, ed in particolare il "Baldus", furono considerate in quel secolo non solo come opere satiriche ma anche eroicomiche, ed individua tra i primi che ne danno questa interpretazione il poeta inglese John Dryden.
Pag. 147-155

MARINO ZAMPIERI, Gian Francesco Dionisi e la tradizione macaronica veronese
La fortuna della poesia macaronica veronese è legata a quella del Carnevale cittadino ed in particolare del Venerdì gnoccolare, giorno in cui si scrivono epigrammi, sonetti, satire, poemetti per i quali si usano vari registri stilistici: il veronese rustico, il veneziano popolareggiante, il maccheronico. Tra i massimi rappresentanti di questa produzione è ricordato il marchese Gian Francesco Dionigi, autore delle "Maccaroniche", opera che ripercorre le sequenze del 'rito-spettacolo' del Venerdì gnoccolare e che descrive, attraverso la lingua del caos carnevalesco, le ricette dello gnocco-macarone.
Pag. 157-171
VARIA
CONCETTO DEL POPOLO, Appunti minori per "La Palermitana"
La "Palermitana" del Folengo, poema di argomento sacro, è un'opera che trae ispirazione dalla "Commedia" di Dante e con essa ha in comune l'uso della terzina e il tema del viaggio; l'opera folenghiana, che fa abbondante ricorso a situazioni e stilemi petrarchesci e danteschi ed a brani biblici, è stata studiata da Patrizia De Corso attraverso l'analisi filologica di otto testimoni manoscritti.
Pag. 175-186

STEFANO L'OCCASO, Sulle illustrazioni nell'edizione Braglia dell'"Opus Macaronicum"
L'edizione Braglia dell'"Opus Macaronicum" del 1768 presenta un ritratto di Teofilo Folengo il cui prototipo non è noto. L'Occaso, attraverso lo studio dei documenti relativi alla 'divisio bonorum' di Lelio Capilupi e conservati nell'Archivio di Stato di Mantova, individua l'autore del quadro nel mantovano Domenico Maria Conti Bazzani, autore anche di una parte delle scenette dell'edizione Braglia.In Appendice quattro dipinti di Bazzani.
Pag. 187-194

GIUSEPPE CRIMI, Zazzere, zattere e zanzare a Venezia. A proposito di "Baldus" 2, 108 e di un proverbio
Nel saggio si intende evidenziare come nel "Baldus" il Folengo, riferendosi a Venezia, senta l'influenza del sonetto del poeta Antonio Cammelli detto Pistoia "Non son per le montagne tanti abeti" che, a sua volta, sembra aver subito l'influsso dei "Sonetti" del Burchiello.
Pag. 195-202

ANDREA CANOVA, Apollinaire e Folengo
Canova intende dimostrare che Apollinarie fu estimatore di Folengo attraverso l'analisi del racconto dell'autore francese intitolato "La lepre". Nell'opera, pubblicato nel dicembre 1907, il viaggiatore protagonista cita esplicitamente Merlin Coccaio e il suo linguaggio ibrido.
Pag. 203-205

MARIO CHIESA, Nota su Cesare Cases e altri lettori folenghiani del Novecento
L'autore cita alcuni intellettuali novecenteschi che espressero esplicitamente il loro tributo a Folengo quali il critico Cesare Cases e gli scrittori Carlo Emilio Gadda e Primo Levi.
Pag. 207-210

Folengo stavagante
Undici tra sonetti e testi in prosa di vari autori contenenti riferimenti al Folengo e alla sua opera, con note di Mario Artioli, Giorgio Bernardi Perini, Otello Fabris, Marco Faini, Massimo Scalabrini, Robero Stringa.
Pag. 211-218

FRANCESCO MARCO ARESU, Simposio folenghiano a Bloomington
L'autore ripercorre gli interventi presentati da studiosi italiani ed internazionali al simposio intitolato 'Macaronic writing in the Renaissance: the case of Teofilo Folengo (1491-1544)', tenutosi il 3 aprile 2009 presso il College Arts and Humanities Institute dell'Indiana University di Bloomington.
Pag. 219-221