PROBLEMI DI CRITICA GOLDONIANA

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Anno 2009 - N. 16
(a cura di Gianluca D'Elia)


STEFANIA BUCCINI, Premessa
Nella 'Premessa' si presenta la stesura degli atti dell’incontro di studio avvenuto nei giorni 25-26 aprile 2008 ospitato dalla University of Wisconsin-Madison nell’ambito delle iniziative per il tricentenario goldoniano. Sulla traccia del titolo 'Goldini's Women' gli studiosi sono intervenuti sul tema attinente i personaggi femminili nel teatro di Goldoni per offrire un contributo innovativo alla consolidata tradizione sull’argomento.
Pag. 9-10

BARTOLO ANGIANI, Le donne ciarlatane
Il tema molto caro al teatro comico del 'ciarlatano' è variamente rappresentato in Goldoni. In diverse rappresentazioni divengono donne che nelle varie circostanze usano la loro abilità nel recitare e nel fingere per ottenere i loro scopi, moralmente accettabili o meno. Mentre in taluni casi le donne sono vittime fragili della brutalità maschile, in altri esse sono delle vere e proprie eroine della ciarlataneria che giocano sulla finzione e sullo scarto tra illusorio e reale.
Pag. 11-24

LUISA RICALDONE, Vecchie e vedove nel teatro di Goldoni
Partendo dalla canzonetta ‘La follia delle donne’ di Carlo Innocenzo Frugoni in cui viene riassunto il concetto di bellezza femminile, si prende in esame la questione delle donne anziane e vedove, concetti che sfumano in letteratura a seconda dell’età, della condizione sociale, dello status, ecc. Nel teatro di Goldoni emergono quattro considerazioni che accumunano la ‘vecchia’ e la ‘vedova’: la classe sociale (la suocera è sempre nobile, mentre la nuora è borghese), il tema dei cattivi maestri, il tema del diritto rivendicato dalle donne dell’istruzione e, talvolta, la trasgressione. Goldoni non manca di mettere in risalto anche doti di ocutalezza, saggezza, lucidità, onestà, equilibrio e senso degli altri: mai si lasciano dominare dalle passioni, anzi cercano di uscire dai soliti schemi tradizionali.
Pag. 25-37

ADRIENNE WARD , Le donne appassionate e il genere della passione ne ‘La sposa persiana’
Il presente articolo si pone di indagare il microcosmo delle passioni, nevrosi ed eccessi psicologici nella trilogia de ‘La sposa persiana, Ircana in Julfa’ e ‘Ircana in Spagna. La prima in particolare rivela la complessità di relazioni uomo-donna, la discussione su quale forma di convivenza sia migliore - specchio di una società in trasformazione sulle tematiche di famiglia e matrimonio.
Pag. 39-57

FRANCO FIDO, Eroine esotiche nelle ‘Tragedie galanti’ scritte fra Roma e Parigi (1759-1761)
Sulle donne del teatro goldoniano si è scritto parecchio e non mancano commedie in cui l’autore si dimostra pieno di comprensione e di simpatia verso la condizione femminile. È difficile dare delle etichette a Goldoni pro o contro le donne: è più opportuno distinguere nelle sue opere varie fasi di un’ampia caratterizzazione drammaturgica, lungo la quale Goldoni studia in determinati gruppi di testi un certo ‘tipo’ di personaggio femminile, che sembra interessargli in modo particolare. Esemplari a questo proposito sono le tragicommedie scritte tra il 1753 ed il 1761, in cui alle origini delle passioni manifestate nelle protagoniste femminili, in un intreccio di amore, esotismo, aspirazioni, l’argomento comune è il rapporto donne-potere, sul quale esse puntano il loro riscatto ed alienazione.
Pag. 59-71

ROBERTA TURCHI, Dedicatarie goldoniane
Alla vasta galleria goldoniana di personaggi femminili appartengono di diritto anche le dedicatarie delle commedie, un gruppo di venti dame delle più ragguardevoli famiglie veneziane e italiane o della più distinta intellettualità europea, invocate dal commediografo a sostegno del suo teatro. Sono esaminate le dediche presenti dall’edizione Bettinelli (1750-52), nella quale la prima commedia di ogni volume doveva essere indirizzata ad una dama così che, una volta ultimata la raccolta, le nobildonne chiamate a presiedere a ciascun tomo sarebbero state le gemme di una preziosa corona, disposta a baluardo dell’opera; i dieci volumi della edizione fiorentina Paperini (1753-57), Pitteri (1757-64) e Pasquali (1761-1780).
Pag. 73-90

DANIELA GOLDIN FOLENA, Le donne di Goldoni
L’articolo analizza i diversi caratteri delle interpreti teatrali delle opere goldoniane: la ‘virtuosa’, l’attrice, la ‘vanesia’, la locandiera, il matrimonio e l’arte culinaria. Gli studi critici sul metateatro goldoniano hanno dimostrato la necessità di interpretare le commedie e i drammi giocosi di G. alla luce della trattatistica settecentesca e dei vari contributi teorici scritti.
Pag. 91-114

CESARE DE MICHELIS, Premessa
Premessa di apertura al Convegno di Studi dal titolo ‘Goldoni e la modernità’, svoltosi a Padova, presso l’Università degli Studi, Dipartimento di Italianistica, dal 29 al 31 ottobre 2008, apertosi all’insegna del rapporto tra il commediografo veneziano e la modernità: un rapporto plurimo e complesso, difficile da imbrigliare in un percorso unitario, prismatico ed ambiguo, sfuggente alle rotte del tempo e dello spazio, dal quale è emersa un’attualità pungente e perspicace.
Pag. 117-118

DANIELA GOLDIN FOLENA, Goldoni e la musica
Goldoni è l’esempio di come un librettista possa avere competenze di musicista ed interessi da melomane: sempre dedito alla poesia per musica e legato a vario titolo ai personaggi del mondo musicale, in primis alle cantanti, non lasciò mai trasparire un ‘penchant’ particolare per i suoni o per un certo repertorio melodrammatico. Tracce evidenti sono nelle ‘Mémoires’, ove è l’incontro ed il richiamo ad Antonio Vivaldi; nella commedia ‘Il campiello’ ove il commediografo si lascia andare anche a questioni di timbro; ne ‘La pelarina’ e ‘Le baruffe chiozzotte’. Tra i meriti del Goldoni librettista è quello soprattutto di aver imposto una continuità non soluta tra recitativi e arie ed aver reso drammaticamente funzionali all’azione anche quelle parti che lo stesso Metastasio aveva reso avulsi dal contesto.
Pag. 121-134

ROBERTO ALONGE, Goldoni ‘Mémoires’: a Parigi si vive meglio
Il presente articolo è incentrato sul segreto della finalità circa le ‘Mémoires’ di Goldoni, in particolare sul qualcosa accaduto fra il 1762 e il 1783: la vita parigina. Goldoni si sente e si autodefinisce ‘ricco’; ‘a proprio agio’, immerso in una società interessante e culturalmente attinente a lui. Una dimensione, quella parigina, che non esula – come lui stesso la definisce – di ‘rischio’, ma al contempo confortevole e ‘meritocratica’; tutte caratteristiche che, al di là della effettiva veridicità, lo esaltano e lo portano a pensare a Parigi come ad una ‘dimora superiore’.
Pag. 135-146

GINETTE HERRY, A proposito degli estratti delle commedie nei ‘Mémoires’
La seconda parte dei ‘Mémoires’ goldoniani è in gran parte costituita dai riassunti delle commedie spesso accompagnati dalle circostanze e dall’esito che le accompagnarono, ma l’opera autobiografica non aiuta affatto a ricostruirne puntualmente le vicende della sua vita, con dati inesatti e notizie talvolta false o fuorvianti. Dietro a tutto ciò in realtà c’è molto di più che un affievolimento causato dall’età avanzata dell’autore o dalla smania di dovizia di particolari: si parla anzi di errori volontari causati dall’originalità stessa di Goldoni, dal fatto che delle ‘Mémoires’ si dovrebbe parlare come di produzione ‘in materia’ di commedie ove il poeta-scrittore riflette, torna su sé stesso, vi parla e vi si agita come all’interno di una conversazione, come in un lavoro che è ancora in itinere.
Pag. 147-157

VALENTINA GALLO, Dal ‘comico’ all’ ‘acteur sensible’. Percorsi attraverso la memoria goldoniana
Alcuni passi delle ‘Mémoires’ danno al lettore una duplice interpretazione sulla vicenda autobiografica goldoniana: la prima manifestazione di consapevole adesione al genere memorialistico unitamente ad una curiosa spia linguistica che consente di annoverare l’opera in questione alla letteratura della migrazione: essa è ‘un sommario’ della sua vita, autobiografia, ma non memorie: per Goldoni il filtro autobiografico è una tentazione costante talvolta efficace ma riesce a non caderci facilmente. È anche un viaggio di fantasia, perché l’opera è quasi costantemente staccata da fatti veritieri, un ragionare dell’autore tra sé. Tra i notevoli passi dell’opera è quello del far assurgere il ruolo di ‘acteur sensible’ ovvero capace di far trapelare le proprie emozioni e trascendere dunque il suo ruolo, all’attore che incarna il ‘Pantalone’, Francesco Bruna Golinetti.
Pag. 159-178

MICHELA FANTATO, ‘Ho poco tempo da scrivere lettere, perché non mi lasciano in libertà’: appunti su Goldoni epistolografo
Il presente articolo analizza una lunga lettera di Goldoni scritta da Genova all’amico Gabriel Cornet, informandolo della sua partenza per la Francia, nel 1762. Secondo il commediografo veneziano, a non lasciarlo libero erano i comuni amici genovesi che con i loro ritmi lo privavano del piacere di scrivere lettere e ciò risulta particolarmente interessante applicato ad un autore che viveva per le commedie e ad esse dedicava tutto il suo tempo e che non finì mai in quel vortice epistolare in cui molti letterati suoi coevi vi caddero. Ricco di ingegno narrativo, di ispirazione talvolta al limite con il romanzesco, di narrazione di accadimenti personali, Goldoni mette in scena, non senza una certa fluidità scrittoria, sé stesso: autore-attore.
Pag. 179-190

MARZIA PIERI, Ancora su Goldoni tragico e tragicomico
Uno sguardo sul Goldoni delle commedie dell’arte nel clima della ‘Riforma’ nella tradizione, fra tragico e tragicomico. Goldoni, con sapiente lavoro di concetto, non si staccò mai dalla mescolanza ‘tragicomica’ attenendosi ad un’imparzialità fatta di adattamento al gusto del pubblico, di prudenza, di dialoghi costanti tra attore e fruitore, di accorgimenti sapienti come l’endecasillabo martelliano o l’attenzione al verso recitato e saggiò a fondo le potenzialità dell’innovazione, lavorando sul concetto di tragico e non di tragedia, sulla parola, lasciando intatto il gioco dei caratteri (gli attori) ed adattando l’opera ai gusti del pubblico.
Pag. 193-212

MARIA JOAO ALMEIDA, Sacchi e Goldoni (un caso portoghese)
Il Teatro do Bairro Alto di Lisbona, nella stagione 1754-55, previde nella propria programmazione tre opere di Goldoni (‘La vedova scaltra’, ‘Il cavaliere e la dama’, ‘La famiglia dell’antiquario’), novità sui palcoscenici portoghesi e che segnarono il debutto del commediografo veneziano in Portogallo. Il merito va attribuito alla Compagnia dell’Arte di D. José I, proveniente da Genova e capeggiata da Antonio (o Truffaldino) Sacchi. La compagnia operò per due anni in Portogallo purtroppo non lasciando molte fonti ma il debutto fu proprio grazie ai tre titoli molto noti e cari al Sacchi, il quale è facile immaginare come apprezzasse il contributo di Goldoni al teatro comico italiano fino al punto di seguire con interesse l’evoluzione del progetto di riforma del patriota, con tanto di regressi e concessioni.
Pag. 213-223

ELENA RANDI, Il primo allestimento del ‘Bourru bienfaisant’
Alla Comédie-Française, teatro in cui il ‘Bourru bienfaisant’ va in scena la prima volta il 4 novembre 1771 ed è prassi che il drammaturgo vivente curi di persona l’allestimento dei propri testi. Goldoni, nell’ammirazione verso la naturalezza dei francesi, e rievocando nelle ‘Mémoires’ il debutto dell’opera, afferma di esservi collocato dietro le quinte e di aver ascoltato i ‘suoi’ attori. Tutto ciò fa pensare ad una consuetudine in questo senso del commediografo veneziano, e non soltanto inerente ad opere sue. Dall’analisi di molti fattori emerge che con ogni probabilità egli non solo era ad assistere alla prima del ‘Bourru’, ma che guidasse personalmente gli stessi attori nelle varie fasi cruciali: la rappresentazione scenica, il contatto col pubblico e l’allestimento stesso dell’opera.
Pag. 225-237

ANDREA FABIANO, Gli allestimenti goldoniani alla Comédie-Italienne tra autorialità ed attorialità
Gli allestimenti goldoniani alla Comédie-Italienne portano in loro la tensione profonda e feconda tra drammaturgia dell’autore e drammaturgia degli attori ovvero tra volontà di affermazione autoriale e garanzia della specificità attoriale. In Goldoni la distinzione dei ruoli autore/attore comporta punti salienti, riassumibili in tre distinti archi cronologici: Goldoni prima di Goldoni (in cui emerge una reduplicazione più o meno voluta da parte degli attori all’insaputa dell’autore); Goldoni con Goldoni (il caso della ‘Locandiera’: il commediografo non era restio a modificare i testi e dunque un grande spazio agli attori); Goldoni dopo Goldoni (ormai vivono gli attori che incarnano l’autore stesso).
Pag. 239-250

SIRIO FERRONE, Sulle messinscene goldoniane del dopoguerra
Il presente articolo affronta i modi con cui si è guardato a Goldoni relativamente alle scene del teatro nella seconda metà del Novecento, quando la regia ha fatto la sua irruzione nel teatro italiano. Il prevalere, ad esempio, di un forte storicismo ebbe feconde ricadute nel campo della pratica teatrale, spingendo i migliori registi italiani (Strehler, Visconti, Squarzina) a superare la maniera su cui era stata orchestrata la lettura dei copioni nel precedente mezzo secolo e, negli anni Cinquanta, il teatro di Goldoni si ri-radica nella storia. Le opere che più hanno messo in risalto questa novità della ‘intrusione’ del regista novecentesco sono state ‘Galileo’, ‘Le baruffe chiozzotte’, ‘Il Campiello’, ‘Due gemelli veneziani’ e molte altre che hanno dato vita ad un memoria contemporanea del teatro di Goldoni.
Pag. 253-265

FRANCO VAZZOLER, La critica goldoniana e il problema degli attori
Alcune interpretazioni su una dibattuta questione circa Goldoni e gli attori e sul Goldoni regista, nell’analisi in particolare de ‘La locandiera’, ‘Il ventaglio’, ‘Servitore di due padroni’. Appare sia come l’interpretazione dei testi goldoniani sia stata intrinsecamente connessa alla fortuna dei testi stessi e sia come le opere del commediografo veneziano pongano maggiormente in gioco la complessità ed insieme la responsabilità di attori e regista stesso.
Pag. 267-279

MICHELE BORDIN, Confezione novecentesca di un classico goldoniano: il caso della ‘Trilogia della villeggiatura’
La cosiddetta ‘Trilogia della villeggiatura’ composta dal Goldoni nel 1761 appare un caso emblematico di opera che non è stata compresa subito ma è divenuta ‘classico’ solo nel secolo scorso, grazie in particolare al rilancio avuto con il regista e sceneggiatore Giorgio Strehler. Dall’importanza numerologica legata al numero tre, alla compenetrazione vicendevole delle singole opere di argomento affine, la trilogia è stata oggetto di valorizzazione nel suo genere tragico e comico al tempo stesso, portandola vicina a modelli contemporanei come Brecht e Cechov.
Pag. 281-305

ANNA SCANNAPIECO, pure poter contribuire ai vostri Fogli con qualche curiosità’: spunti di riflessione su Carlo Goldoni e il giornalismo settecentesco
All’interno del rapporto fra Goldoni e Gozzi (una ‘inimicizia solidale’) il primo si affermerà anche come moderno giornalista: le testimonianze sulla ‘Gazzetta Veneta’ de 1760 fanno emergere un stile sarcastico ed antifrastico, decisamente acuto e, nella sua polemica con Gozzi, mai prevaricatore o autoritario bensì autorevole e di sapore romanzesco, tutto incentrato nel binomio di ‘zelo per il pubblico’ e ‘attenzione per il proprio interesse’.
Pag. 309-331

ROBERTA TURCHI, Spettatori in commedia (1750-1754)
Ogni studioso e commentatore di Goldoni ha constatato come nel suo processo creativo il commediografo da situazioni o personaggi o singole battute elaborasse situazioni, personaggi e dialoghi nuovi realizzando per questo un vero e proprio sistema di corrispondenze tra una parte e l’altra all’interno del suo ‘corpus’ ed al cui interno lo spettatore non è presenza rara ma interloquisce direttamente sull’opera. Così Goldoni, negli ‘avvisi al lettore’ e nelle ‘dediche’, si fa teorico del proprio teatro e cronista delle recite e torna a vestire ogni volta puntualmente i panni dello spettatore. Tale rapporto di interazione con il pubblico è stato ravvisato in particolare nelle tre opere ‘Il teatro comico’ (1750), il ‘Moliere’ (1751), ‘Il festino’ (1754).
Pag. 333-347

MARCO BIZZARINI, Goldoni, Vivaldi e la tradizione librettistica della ‘Griselda’ di Zeno
La collaborazione Goldoni-Vivaldi finalizzata alla riscrittura della ‘Griselda’ di Apostolo Zeno è narrata in uno dei più celebri episodi di ‘Mémoires’ e Goldoni applica alcune modifiche sostanziali (come la diminuzione dei personaggi) le quali, mediante lo studio filologico ed il confronto con altre versioni del libretto, portano a formulare ipotesi circa la storia del testo ‘Griselda’ e la sua fortuna nel melodramma.
Pag. 349-356

GIOVANNI POLIN, La tradizione del testo verbale goldoniano nei manoscritti musicali coevi
Per gran parte della sua esistenza Goldoni si guadagnò da vivere con la scrittura e la revisione di libretti operistici ed alcuni testi quali ‘La Scuola moderna’, ‘Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno’, ‘Il mondo della luna’, ‘Il filosofo di campagna’ e ‘La favola de’ tre gobbi’, risultano da questo lavoro: con ogni probabilità essi nascono per il melodramma, in una visione di committenza tra impresario d’opera, musicista e librettista.
Pag. 357-371

CARMELO ALBERTI, Premessa
La presente ‘Premessa’ de ‘Le rappresentazioni del teatro di Carlo Goldoni sulla scena contemporanea. Schedatura degli allestimenti goldoniani in Italia e in Europa, 1991-2007/8, Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera tedesca, Russia, Croazia, Spagna, Catalogna’, illustra lo sviluppo a livello internazionale negli ultimi venti anni, delle commedie di Goldoni: una ricerca ad ampio raggio partita nel 2006 allo scopo di realizzare un’ampia mappatura delle realizzazioni goldoniane in tutto il mondo. Mediante statistiche, dati forniti dai singoli teatri e locandine, si è addivenuti a come ci sia effettivamente stato un moltiplicarsi a ritmo incalzante degli spettacoli di Goldoni.
Pag. 375-376

CARMELO ALBERTI, Le rappresentazioni goldoniane in Italia (1991-2006)
È difficile stimare l’ampio ventaglio della fortuna delle produzioni sceniche goldoniane in Italia, proprio perché Goldoni rappresenta - insieme a Pirandello - un banco di prova della creatività nazionale e la rappresentazione delle sue opere è connessa alla nascita e sviluppo della messinscena. Da Strehler a Visconti, generazioni di registi si sono impegnati a dare il proprio contributo al teatro goldoniano inteso dalla sua molteplicità di lezioni espressive fino al dinamismo delle funzioni dei singoli attori. Seguono le schede sulle singole rappresentazioni in Italia.
Pag. 377-418

LAURE DELAUNAY, Il teatro di Goldoni sulle scene francesi
La storia di Goldoni in Francia ha inizio con la presenza del drammaturgo a Parigi dal 1762 fino alla morte e per più di trent’anni mantenne una presenza attiva in area francese e la sua tradizione è stata continuata dalla Comédie-Française che, fin dal 1771, detiene un calendario regolare delle rappresentazioni goldoniane. Oggi ancora il teatro di Goldoni è ben presente sulle scene francesi, su diversi livelli di teatro, tanto che è impossibile essere esaustivi nel fare una statistica del fenomeno.
Pag. 419-426

SUSANNE WINTER, Il tricentenario di Goldoni nei paesi di lingua tedesca
Se da un lato si deve ammettere che nei paesi germanofoni la ricorrenza del tricentenario della nascita (2008) non ebbe gli esiti previsti, dall’altro è possibile affermare che Goldoni, fin dal 1751, anno della prima traduzione in lingua tedesca, ha conosciuto in Germania un successo notevole, secondo soltanto a Shakespeare e l’opera preferita si attesta a 'Il servitore di due padroni' seguito dalla 'Bottega del caffè', 'La locandiera' e 'Il campiello', specie negli anni Duemila.
Pag. 427-442

RAISSA RASKINA, Carlo Goldoni in Russia
La vera fortuna di Goldoni arrivò dopo la Rivoluzione Russa e già negli anni ’20 venivano rappresentate opere quali 'La locandiera', 'Le baruffe chiozzotte', 'La vedova scaltra' e 'Il servitore di due padroni'. La ricerca condotta nella Russia dopo il 1993 evidenzia un quadro di particolare fortuna per il commediografo veneziano, tanto da essere da quattordici anni presente nei botteghini dei teatri di Mosca e Pietroburgo. Ma da una ricerca inglese sembra che Goldoni sia relegato soprattutto ad un ambito commerciale pur essendo amato dal pubblico meno esigente.
Pag. 443-449

ALESSANDRA ANDOLFO, Il teatro di Goldoni in Croazia
Goldoni godette di una certa fortuna anche nelle zone della ex-Jugoslavia, come Istria e Dalmazia, Zagabria (Accademia Croata delle Scienze e delle Arti), Rovigno, Rijeka (Fiume), nonostante la difficoltà di reperire le fonti di informazione.
Pag. 451-454

TERESA GILL, La ricezione delle opere di Goldoni in Spagna nell’ultimo quindicennio
Insieme a Pirandello, Dario Fo ed Eduardo De Filippo G. è il più rappresentato tra gli autori italiani in Spagna, sia per una questione didattica (scuole di teatro), sia per il gusto della commedia goldoniana. La presenza della commedia goldoniana è testimoniata al ‘Festival Corral de comedias’, al CAT, e nella stagione teatrale di Madrid.
Pag. 455-460

ROSSEND ARQUES, Goldoni in Catalogna
In questi ultimi cinquant’anni la cultura iberica ha guardato a Carlo Goldoni con un’attenzione particolare: dal 1993 si è visto un vero e proprio ‘crescendo’ di rappresentazioni goldoniane, conseguite da numerosissime traduzioni anche in castigliano ed in catalano. Moltissima fortuna ha avuto ‘La locandiera’ e grande successo di pubblico e di critica hanno ottenuto gli allestimenti di varie commedie sia in italiano che in dialetto veneziano, sotto la direzione di Strehler, Ronconi, Cafiero e Pasqual. Gli originali e le traduzioni della maggior parte delle opere goldoniane, tra metà Settecento e tutto l’Ottocento, dominavano le scene delle grandi città e furono fonte di ispirazione per vari rifacimenti e varie riscritture.
Pag. 461-464