CRITICA DEL TESTO

Quadrimestrale
Direzione: P. Canettieri; L. Formisano; M.L. Meneghetti; A. Pioletti.
Direttore responsabile: A. Punzi.
Comitato scientifico: V. Beltrán Pepió (Roma I); D. Billy (Toulouse); A. Blecua (Barcelona); A. Bosi (São Paulo); F. Brugnolo (Padova); R. Campra (Roma I); J. Cerquiglini (Paris - Sorbonne); M.L. Cerrón Puga (Roma I); P. Cherchi (Ferrara); C. Colaiacomo (Roma I); R. Distilo (Cosenza); R. Dorra (Puebla); P. Dronke (Cambridge); A. Fassò (Bologna); E. Finazzi-Agrò (Roma I); G. Frasso (Milano - Univ. Cattolica); M. Liborio (Roma III); F. Lobera Serrano (Roma I); M. Mancini (Bologna); A. Menichetti (Fribourg); R. Mercuri (Roma I); N. Pasero (Genova); S. Peloso (Roma I); A. Pinto de Castro (Coimbra); J. Pop (Cluj); F. Rico (Barcelona); L. Rossi (Zürich); H. Weinrich (Paris - Collège de France); F. Zambon (Trento).
Comitato editoriale: R. Antonelli; F. Beggiato; P. Boitani; C. Bologna; N. von Prellwitz; E. Scoles; G. Tavani.
Redazione: N. Cannata; S. Celani; S. Conte; A. Fukas, G. Lalomia; S. Marinetti; M. Mocan; I. Proia; R. Rea; G. Santini, E. Sarmati, R. Tagliani; I. Tomassetti; R. Viel.
Segreteria di redazione: G. Paradisi.
Rubriche: Saggi.

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Anno 2018 - N. 2
(a cura di Marcello Ciocchetti)

ECDOTICA
SONIA TEMPESTINI, Boccaccio copista della “Commedia”: un’analisi della variantistica
Una delle tappe fondamentali dell’ampio progetto culturale e editoriale di Giovanni Boccaccio furono le tre copie di sua mano del poema dantesco, trascritte tra il 1355 e il 1365 circa, negli attuali codici Toledano 104.6, Riccardiano 1035, Chigiano L VI 213. La collazione integrale dei tre manoscritti e l’analisi della ‘varia lectio’ consente di studiare non solo i rapporti genetici dei codici tra loro e con il resto della tradizione ma anche l’evoluzione dei comportamenti editoriali del Boccaccio rispetto al poema dantesco. Vengono analizzate una selezione di varianti scelte tra quei luoghi dove si riscontrano innovazioni, ovvero lezioni non tradite dalla tradizione precedente (secondo i dati fino ad oggi disponibili) evidenziando una maggior autonomia di intervento sul testo da parte del copista nei codici Riccardiano e Chigiano.
Pag. 9-54

JACOPO GESIOT, Prolegomeni a un’edizione della “Cárcel de amor” di Diego de San Pedro
Le edizioni moderne della “Càrcel de amor” di Diego de San Pedro si basano in maniera quasi esclusiva sulla testimonianza del più antico incunabolo conosciuto, ignorando così l’autorità delle varianti testuali dei testimoni successivi, a meno che queste non risultino utili per emendare lezioni altrimenti incomprensibili. Nel presente lavoro si cerca di mettere in discussione questa impostazione, proponendo un’ipotesi genetica alternativa, e valorizzando la qualità di alcune lezioni di una stampa più tarda (Toledo, Pedro Hagembach, 1500), che potrebbe invece costituire una testimonianza autonoma del testo sanpedrino.
Pag. 55-76

FRANCESCA LEONETTI, Las enmiendas de los doctos: nuevo estudio crítico y textual de la edición de “La Celestina” de Salamanca 1570
Nel complesso paradigma dei problemi ecdotici presentato da "La Celestina", l'edizione pubblicata a Salamanca da Mathias Gast e promossa da Simón Borgoñón nel 1570 venne celebrata quale revisione colta dell'opera per aver ripristinato alcune lezioni autentiche. L'edizione, a giudizio di importanti studiosi di “La Celestina”, si inscrive nella tendenza - invalsa negli anni Sessanta del Cinquecento - a migliorare il testo in base alla congettura «de muchos errores que antes tenía», secondo quanto scritto nel frontespizio. Lo scopo del saggio è dimostrare che, nonostante le informazioni trasmesse finora e le lodi che sono state loro dedicate, le ‘emendationes’ di Salamanca 1570 corrispondono principalmente a puntuali revisioni di un limitato numero di 'loci critici', che ripristinano la lezione colta e ‘difficilior’ attraverso l'adattamento alle loro fonti.
Pag. 77-97
SAGGI
ANTONIO PIOLETTI, Monologismo, plurivocità e sfondo dialogico nell’epica romanza
Negli studi critici prevale ancora la tesi secondo cui l’epica - sia la classica sia la romanza, soprattutto francese medievale - presenti un carattere nettamente monologico e una dimensione oggettiva e totalizzante della rappresentazione della realtà. Vengono qui presi in esame nei loro tratti salienti alcuni testi epici romanzi, quali il “Couronnement de Louis”, la “Chanson de Guillaume”, il “Cantar de mio Cid” e il “Cantar de los Infantes de Lara” nonché, per l’epos classico l’“Iliade”, per quello anglosassone il “Beowulf” e per l’area bizantina il “Dighenis Akritis”. Sottoposte a critica le teorie sull’epos di Hegel, Lukàcs e Bachtin se ne conclude, contro lo stereotipo ancor oggi dominante, che nell’epica si manifestano, pur se in termini diversi rispetto al romanzo, una plurivocità e un pluristilismo non oscurati dalla tendenza monologica.
Pag. 101-121

FILIPPO PILATI, Per la ricezione secentesca dei trovatori. Indagini attributive sulle “Annotationes” del ms. Chig. L. IV. 106 (A)
La fecondità degli studi provenzali in Italia tra il XVI e il XVIII secolo e il recupero erudito di una stagione poetica ormai trascorsa sono il segno dì un interesse costante e ininterrotto nei confronti della lirica trobadorica. Ne è prova, tra le altre cose, il ritrovamento di un fascicolo cartaceo del XVII secolo all’interno del canzoniere trobadorico F, contenente delle “Annotationes super carminibus seu canzionibus provenzalis”, di cui si fornisce l’edizione accompagnata da indagini attributive e da uno studio delle sue fonti.
Pag. 123-153
NOTE
SABINA MARINETTI, Noterella sulla “Santà del corpo” dell’Urbinate latino 1013
Viene identificata una copia della traduzione di Zucchero Bencivenni del “Régime du corps” di Aldobrandino da Siena nel ms. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. lat. 1013. Questo codice, del terzo quarto del XIV secolo, di area veronese, è noto soprattutto perché conserva anche il volgarizzamento dell’“Itinerarium” di Odorico da Pordenone.
Pag. 157-162
RASSEGNE
ELENA MUZZOLON, Meraviglioso e fantastico medievali: stato dell’arte e studi recenti
La ricerca e il dibattito sulle multiformi declinazioni del meraviglioso nelle letterature latine e romanze del medioevo hanno mantenuto la loro vivacità anche durante l’ultimo secolo. La ricognizione critica di Muzzolon si sofferma sugli aspetti teorici ed epistemologici connessi ai temi del ‘meraviglioso’ e del ‘fantastico’: dopo i pionieristici studi di Jacques Le Goff e Tzvetan Todorov, i contributi più rilevanti risultano essere quelli di Alberto Varvaro, Francis Dubost, Daniel Poirion, Carlo Donà e Martina Di Febo.
Pag. 165-185