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Firenze, Le Lettere, 2012, 92 p., € 12,50.

Per Antonio Delfini il mondo rimane inattingibile. E la parola è un pretesto per fugare il dolore di questa inattingibilità. Giacché si fa più forte, a ogni fallimento, la consapevolezza di questa frustrazione, resta solo lo sberleffo come consolazione blasfema per ogni tentativo di seduzione andato a vuoto. Se si tratta di uno sberleffo è perché Delfini si muove sul crinale impervio di un’estraneità alla vita che non si sublima nella letteratura, giacché la letteratura non merita di essere presa tanto sul serio. Questo, che è il nodo cruciale della poetica delfiniana, ha prodotto la leggenda del suo dilettantismo, quella nonchalance o understatement usato come schermo protettivo, una lente palazzeschianamente posta davanti al proprio cuore, per celare però e non per ingrandire.

Firenze, Le Lettere, 2012, 230 p., € 18,50.

Tra i molti personaggi della Commedia ce anche il Dante onirico che, nelle tre notti che scandiscono la scalata al monte del Purgatorio, si imbatte in aquile rapitrici, donne nauseabonde, sirene mendaci e antiche figure bibliche. Un immaginario visivo in cui si sedimentano concezioni della Patristica e della Scolastica, la cultura classica e le tradizioni popolari, alcune teorie mediche d’avanguardia e gli ancestrali timori della notte. In una drammaturgia tutta interiore, la dimensione autobiografica si intreccia ad alcuni grandi racconti mitici e biblici (Ganimede, Ulisse, Giacobbe, Adamo) inscenati sul palcoscenico del sogno.