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Costruzioni e decostruzioni dell'io lirico nella poesia italiana da Soffici e Sanguineti, a cura di Damiano Frasca, Caroline Luderssen, Christine Ott

Firenze,  Franco Casati Editore, 2015, 231 p., euro 25

Che cos’è la lirica? È possibile definire il genere lirico come un “parlare in prima persona” anche in un’epoca in cui l’io (quello lirico e quello teorizzato da psicoanalisi e post-strutturalismo) appare instabile, scisso, precario fino al punto di scomparire? Il percorso diacronico proposto da questi saggi traccia l’evoluzione dell’io lirico attraverso il Novecento italiano.
Partendo dalla crisi dell’io agli inizi del ventesimo secolo – decantazione e frantumazione dell’io che si può rivelare, per certi versi, estremamente liberatoria – si prenderanno in considerazione la varie protesi di cui l’io si serve per “rattopparsi”: un carismatico tu, citazioni e travestimenti, eventualmente anche un “corpo”.
Dalla lettura puntuale di poesie degli autori più rappresentativi del Novecento (Saba, Montale, Sanguineti, Giudici, Rosselli e altri), condotta da studiosi autorevoli, emerge uno sviluppo dalle molteplici sfaccettature.
Che sia finto o falso autentico, l’“io” di ciascuno dei poeti esaminati è sempre un originale. Nell’epoca dell’individualismo di massa, è forse una conferma rassicurante di ciò che può ancora realizzare la poesia.