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Tabucchi Antonio, Di tutto resta un poco. Letteratura e cinema

Milano, Feltrinelli, 2013, 304 p., 20 euro

Tabucci"La letteratura è sostanzialmente questo: una visione del mondo differente da quella imposta dal pensiero dominante, o per meglio dire del pensiero al potere, qualsiasi esso sia. È il dubbio che ciò che l'istituzione vigente vuole sia così, non è esattamente così. Il dubbio, come la letteratura, non è monoteista, è politeista. Peraltro le conseguenze dei pensieri monoteisti, che non nutrono alcun dubbio, sono sotto gli occhi di tutti." Così comincia questo libro. Stabilendo dei confini e aprendo degli orizzonti. Lungo tutto l'arco degli scritti che vi sono raccolti, assistiamo allo svolgersi di un dialogo interiore che tocca i grandi temi dell'invenzione artistica, del gusto, della poesia, del canto, del racconto cinematografico. E insieme ai temi, quasi non possa esistere una "teoria" senza la complessa e sfuggente identità di una lingua che vuole diventare espressione, Tabucchi evoca lo spirito degli scrittori che io hanno formato, che lo hanno accompagnato, che hanno diviso con lui il tempo. Scatta così una meravigliosa chiamata di fantasmi, di compagni di strada, di amici decisivi. Il filtro dell'amicizia è molto presente, come spesso nell'universo tabucchiano. Sia quando gli autori di cui parla si destano sul filo dell'orizzonte storico sia quando sono effettivamente interlocutori, un calore affettivo entra a cucire immagini, a stimolare visioni, ad accendere motivi musicali.