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Maria Silvia Rati, Affermare e negare nella storia dell’italiano

Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2015, 244 p. con figure in bianco / nero n.t., Euro 48

«Ci han cento modi per affermare e negare, né occorre raccoglier qui tutte le espressioni che a tale ufficio possono servire». Questa la puntualizzazione inserita da un grammatico dell’Ottocento in merito al «vario uso degli avverbi di affermazione e negazione». Sono in effetti numerosissime le modalità linguistiche di cui ci si è avvalsi, nella storia dell’italiano, per esprimere un concetto in modo affermativo o negativo: anche se ci si ferma alle sole unità lessicali specializzate in questa funzione - dunque a prescindere dai procedimenti grammaticali a cui è legata l’espressione dell’affermazione e della negazione -, le forme che grammatiche e dizionari menzionano dal Cinquecento a oggi sono realmente un centinaio. Nel presente volume si cerca di tracciare un quadro complessivo della distribuzione di queste forme in diacronia e in sincronia, concentrando l’attenzione soprattutto su quelle che appaiono a vario titolo più interessanti (Assolutamente, Affatto, Appunto, Infatti, Mai, Mica, Già). Vengono osservati le loro caratteristiche semantiche e il loro comportamento sintattico, con particolare riguardo alla posizione all’interno della frase. Nell’ultimo capitolo sono trattati in modo più sintetico altri moduli affermativi e negativi. Per quanto riguarda le motivazioni che sono alla base di questa indagine, alla volontà di documentare aspetti della grammatica che finora non sono stati indagati con l’ausilio degli archivi elettronici, si aggiunge l’intento di ricostruire la storia di avverbi il cui uso è spesso oggetto di dibattiti e di censure grammaticali. La valutazione negativa che talora anche il parlante comune attribuisce a certe forme è determinata in alcuni casi dall’uso troppo insistente che se ne fa. Più ancora, il fatto che le espressioni usate per affermare e negare siano spesso al centro delle discussioni linguistiche è legato alla loro tendenza a oscillare tra i due poli opposti dell’affermazione e della negazione, sia a livello sincronico che diacronico.