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Letteratura dalmata italiana, Atti del Convegno internazionale, Trieste, 27-28 febbraio 2015, a cura di Giorgio Baroni e Cristina Benussi

Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2016, 500 p., Euro 98

A settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale che provocò il massiccio esodo delle popolazioni italiane giuliano-dalmate, sradicate quasi totalmente dai loro millenari insediamenti, è attuale e urgente una sistemazione della memoria di ciò che esse furono per secoli. Proprio per questo è sorto e vive l’I.R.C.I., Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata; fra le sue iniziative, questo convegno internazionale sulla Letteratura dalmata italiana, che ha portato a Trieste un centinaio di studiosi da diversi continenti perché esaminassero la portata, i contenuti, le connessioni dell’espressione scritta nei secoli in italiano da coloro che vivevano sulla costa orientale dell’Adriatico, da Fiume all’Albania escluse, in forme di aggregazione e di reggimento politico variate nel tempo, dalla totale autonomia di Comuni e Repubbliche marinare, al dominio veneziano, ungherese, austriaco e francese e alla parziale unione all’Italia nella prima metà del Novecento. Il provvisorio inventario della produzione letteraria dalmata nei secoli, realizzatosi con il convegno ed espresso negli atti, dimostra che anche per Dalmazia può venir circoscritto un campo letterario ben riconoscibile rispetto ad altri e che essa ha avuto una creatività paragonabile alla media delle regioni italiane della penisola di fronte; un fenomeno abbastanza rilevante da incidere sulla valutazione globale delle letteratura italiana. Dalla linguistica alla letteratura in prosa e in versi, accanto a caratteristiche assimilabili ad altre nate in simili situazioni storiche e geografiche, la cultura dalmata ne presenta almeno una assolutamente sua: la precarietà del proprio status, dovuta alla coscienza dell’esilio. Su quest’ultimo aspetto si sono così soffermati molti dei contributi, mentre altri hanno colto la ricchezza pluriculturale basata su elementi allotri, che si declinano in ciascun autore in maniera diversa e che costituiscono la sostanza di una cultura ricca e raffinata.