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Mobilità dei mestieri del libro tra Quattrocento e Seicento. Convegno internazionale, Roma, 14-16 marzo 2012, a cura di Marco Santoro e Samanta Segatori

Biblioteca di «Paratesto», 8

Collana diretta da Marco Santoro

Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2013, 398 p., 125 euro

Gli Atti che qui si presentano raccolgono le ventuno relazioni tenute in occasione del Convegno internazionale su La mobilità dei mestieri del libro tra Quattrocento e Seicento, svoltosi a Roma dal 14 al 16 marzo 2012. La mobilità: fenomeno di incisiva rilevanza, esso non solo determina significativi scambi di esperienze, ma al contempo
testimonia sia disagi che speranze e aspettative, in una realtà mutevole e pregna di istanze di rinnovamento. La “consapevolezza” umanistica, unitamente ad una visione “europea” inedita, calibrata sugli scenari delle scoperte di nuovi territori, di più efficaci procedure commerciali e di nuovi equilibri economico-politico-militari, promuove una stimolante concezione del mondo, i cui artefici e promotori, in prima battuta, sono gli intellettuali, gli uomini
di scienza. In tale contesto la specifica mobilità delle maestranze del libro nei primi due secoli e mezzo della stampa assume un ruolo di spicco ed una paradigmatica funzione esemplare. Protagonisti “materiali” e non raramente anche culturali della comunicazione scritta, gli artieri del libro, nel corso di questo periodo, fungono da albero di trasmissione delle idee, giacché consentono che l’autentico, rivoluzionario veicolo della conoscenza e della potenziale funzione democratizzante della stessa, e cioè il libro, assuma forma, sostanza e rilevanza. La loro mobilità richiede quindi un appropriato approfondimento, dato che contribuisce a comprendere meglio modalità e flussi della circolazione delle idee e testimonia aspetti rilevanti del loro statuto professionale, e talvolta anche umano,
evidenziando meccanismi e logiche lavorative, tensioni e misure di controllo nei confronti della loro attività, capacità e progettualità imprenditoriali modernissime.