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Carpani Roberta, Scritture in festa. Studi sul teatro tra Seicento e Settecento

Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2008, 168 p., euro 34

Entro un'area storica omogenea, Milano e la Lombardia nella piena età spagnola, lungo un arco di tempo che dai primi decenni del XVII secolo arriva alle soglie del dominio austriaco, i saggi di Roberta Carpani raccolti in questo volume indagano un nesso cruciale nella storia del teatro occidentale fino all'età moderna, la relazione tra festa e teatro, e ne saggiano alcune differenti configurazioni in un'età feconda di incroci e interferenze che producono dinamiche di lunga durata. Variano i contesti ricostruiti: nel secolo in cui si stabilizzano le strutture del professionismo degli attori e del mercato che proseguiranno a connotare il teatro moderno, sono molteplici gli ambienti della scena dei dilettanti. Ad alcune congregazioni religiose attive in età post-tridentina e al loro impegno pastorale rivolto al ceto aristocratico sono legate le occasioni del teatro di collegio e della pratica accademica tutta intessuta di connotazioni sceniche: i Gesuiti nel collegio di Brera, dove fu rappresentato, nel 1621, l'Hermenegildus di Emanuele Tesauro, e i Teatini presso la Chiesa di Sant'Antonio, dove fu attiva l'Accademia dei Faticosi a partire dal 1660, studiati nei primi due saggi. Per altro, oltre alle rappresentazioni di collegio e all'attività degli ambienti accademici, è esplorata una terza tipologia di contesto che solo negli ultimi anni ha cominciato a ricevere una attenzione adeguata nell'ambito degli studi storico-teatrali: si tratta delle pratiche sceniche promosse dalle famiglie aristocratiche negli spazi privati dei palazzi urbani e delle residenze di villeggiatura. Nel caso specifico, una famiglia milanese eminente come quella dei Borromeo Arese sceglie di festeggiare 'in villa', cioè nel palazzo di Cesano e nel feudo lacustre del Verbano, le nozze dell'erede con la nipote del Papa Odescalchi, Innocenzo XI. Un'altra festa per nozze è invece il tempo eccezionale in cui si innesta uno spettacolo che incrocia l'area del professionismo: il matrimonio del governatore spagnolo duca d'Ossuna, massima autorità politica dell'Estado, è l'occasione per una celebrazione dinastica a cui concorre anche l'allestimento di due opere in musica, che sono però collocate nella stagione teatrale ormai consolidata del carnevale, nel 1673, nello spazio del Teatro pubblico. Il caso de Il trionfo d'Augusto in Egitto permette così di osservare da vicino una modalità di committenza, organizzazione e fruizione del teatro in cui si contaminano la dimensione della festa di corte e il sistema del teatro venduto.