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Letteratura e spazio, a cura di Sandro Maxia

Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, p. 224, 2008, volume monografico di «Moderna», IX (2007) 180 euro

È un dato di fatto che le scienze umane, compresa la teoria della letteratura, hanno pressoché costantemente accordato la priorità all’analisi del tempo: il tempo è stato il protagonista del pensiero filosofico e della grande letteratura tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento, dalla Montagna incantata alla Recherche, dall’Ulisse alla Gita al faro. Ma ormai almeno da tre decenni la relazione tra le due coordinate fondamentali della percezione umana – tempo e spazio – si è andata riequilibrando: da un lato una forte ripresa del pensiero kantiano, dall’altro la rivoluzione della teoria della relatività di Einstein, con la sua concezione del tempo come quarta dimensione, hanno portato anche i letterati ad una profonda revisione delle teorie relative alla costruzione del testo artistico, in cui il rapporto stretto fra spazio e tempo è ormai imprenscindibile. Alla strutturazione dello spazio lo scrittore affida la sua concezione della vita, la sua ideologia, la sua concezione dell’arte; nelle stesse strutture linguistiche lo spazio trascende le mere determinazioni di luogo, per estendersi alla visione del mondo, alla tipologia della cultura, alla psicologia. Questo fascicolo monografico della rivista «Moderna» è appunto dedicato alla rappresentazione dello spazio in letteratura, sia attraverso contributi importanti dal punto di vista della teoria letteraria sia attraverso l’analisi di testi precisi, partendo dall’opera di Michail Bachtin che, negli anni venti e trenta del Novecento, elaborò la teoria del cronotopo per delineare una storia delle poetiche romanzesche in Occidente.