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Lazzarin Stefano, Fantasmi antichi e moderni. Tecnologia e perturbante in Buzzati e nella letteratura fantastica otto-novecentesca

Pisa - Roma, Fabrizio Serra Editore, 2008, p. 120, 28 Euro

La tecnologia ha cambiato la faccia del mondo, e la letteratura, in quanto trascrizione e interpretazione del mondo, non poteva non tenerne conto. Da due secoli a questa parte, gli scrittori si interrogano senza posa: buona o malvagia, la tecnologia? Bella o brutta? Domande che risuonano spesso nelle pagine di questo libro di Stefano Lazzarin, i cui fili conduttori sono, per la precisione, tre. Il primo: la rappresentazione letteraria degli oggetti tecnologici. Il secondo: il nesso tra fantastico e tecnologia. L'introduzione in letteratura dei manufatti tecnologici che costituiscono il mondo moderno (treni e automobili, telegrafo e telefono, cinema e fotografia, aerei e piroscafi ) avviene attraverso meccanismi stranianti: gli oggetti tecnologici sono bizzarri, inquietanti, perfino perturbanti. Per usare il linguaggio freudiano, la tecnologia è unheimlich. Terza chiave del saggio: il ruolo delle scoperte tecnologiche nell'evoluzione del genere o modo fantastico. A partire da una certa epoca, i cronotopi classici del fantastico – le case infestate, i manieri gotici, le radure nella foresta, i crocicchi diabolici – lasciano spazio a quelli moderni: e questi ultimi si chiamano, appunto, treni direttissimi, sale cinematografiche, camere oscure, fili del telefono. La modernità tecnologica sembra aver contribuito in maniera decisiva alla transizione dalle forme ottocentesche a quelle novecentesche della letteratura sul soprannaturale: dai fantasmi antichi a quelli moderni, dal fantastico classico al neofantastico. Di tutti questi processi l'opera di Dino Buzzati costituisce un esempio significativo. Perciò i racconti buzzatiani figurano in questo volume un po' come il basso continuo in un concerto di voci – quelle dei testi più o meno grandi della tradizione otto-novecentesca.