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Marco Cursi, La scrittura e i libri di Giovanni Boccaccio

Roma, Viella, 2013, p. xii-172, 16 tav. col. e 48 b/n f.t.,  € 34,00

Giovanni Boccaccio visse in un’epoca e in una società caratterizzate da un’ampia diffusione sociale della scrittura; di lui ci restano ben 34 autografi, tra cui un buon numero di codici integralmente di sua mano, in cui trascrisse sia opere proprie sia opere di autori antichi o a lui contemporanei. Il percorso di ricerca qui proposto ha come principale obiettivo l’esplorazione di tale complesso orizzonte grafico.

Nella prima parte viene ripercorsa l’avventurosa stagione dei riconoscimenti degli autografi boccacceschi, iniziata nel secolo XVIII e aperta ancora oggi a nuove sco perte. Quindi sono esaminate le diverse scritture adoperate dal Certaldese per la copia dei suoi manoscritti attraverso l’applicazione di un protocollo di analisi grafica che consente di ricostruirne le dinamiche evolutive.

La seconda parte è dedicata al metodo di lavoro del Boccaccio copista, con particolare riferimento agli esemplari contenenti la Commedia dantesca (trascritta per tre volte) e alla più antica diffusione del Decameron. Il confronto tra le caratteristiche materiali dei codici e i dati strettamente testuali mostra con chiarezza che egli scelse consapevolmente precise forme librarie, dando vita a vere e proprie edizioni d’autore, caratterizzate da soluzioni fortemente innovative e da strategie compositive raffinate e ricche di significato.