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Sergio Campailla, Marco Menato, Antonio Trampus, Simone Volpato, La biblioteca ritrovata. Saba e l'affaire dei libri di Michelstaedter

Firenze, Leo S. Olschki, 2015, X, 86 p. con 7 figg. n.t., euro 20

Nel 1951 il poeta e libraio Umberto Saba acquista dalla sorella di Carlo Michelstaedter, il filosofo goriziano che si diede la morte il 17 ottobre 1910, un gruppo di volumi appartenuti a Carlo e al padre Alberto. Sono evidentemente gli ultimi resti di una biblioteca familiare, che doveva essere rilevante, sfuggita alle guerre mondiali e alla persecuzione antisemita. Dalle numerose sottolineature e dagli schizzi figurativi cosparsi qua e là, si capisce che alcuni volumi erano stati letti avidamente da Carlo. Ma chi è l’acquirente di questo piccolo fondo, rimasto fino ad ora inesplorato? È Cesare Pagnini, avvocato e storico triestino, forse più noto per essere stato il podestà di Trieste negli anni 1943-45, durante l’occupazione tedesca. Nonostante che il nome Michelstaedter dagli anni Settanta in poi riscuota sempre più attenzione, Pagnini non ne parlerà con nessuno e solo alla sua morte il libraio e studioso Simone Volpato, inventariando la biblioteca, si accorgerà di quella inequivocabile firma.