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Le Odi di Quinto Orazio Flacco tradotte da Cesare Pavese a cura di Giovanni Barberi Squarotti

Firenze, Olschki, 2013, XX-202 pp. euro 19,00

Tra il tardo inverno e l’estate del 1926 Cesare Pavese portò a termine la traduzione integrale delle Odi di Orazio. La si pubblica ora per la prima volta sulla base dell’autografo conservato presso il Centro Studi «Guido Gozzano -
Cesare Pavese» dell’Università di Torino, con a fronte il testo latino seguito da Pavese, quello curato da Friedrich Vollmer (Leipzig, Teubner, 1912). Passata generalmente sotto silenzio, la versione delle Odi ha condiviso il destino della gran parte delle traduzioni dai classici greci e latini, per lo più trascurate o esplorate solo marginalmente dalla critica,che ha seguito la via maestra segnata dalle traduzioni dall’inglese. E tuttavia si tratta di un’opera che riscuote un evidente valore scientifico,non solo perché illustra un aspetto della cultura e della fisionomia di Cesare Pavese – relativamente agli anni della sua formazione, che finora è rimasto parzialmente in ombra –, ma anche e soprattutto perché testimonia un’attenzione per i classici e per un classicismo di tipo per così dire tradizionale che ha caratterizzato lo scrittore lungo tutto l’arco della sua esperienza.