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Manganaro Andrea, Il rappezzo ininterrotto. Benedetto Croce tra scritture e riscritture

Acireale, Bonanno, 2012, 352 p., € 30.

Non suoni irriverente il titolo di questo libro, evocatore di faticoso e incompiuto lavorio, adoperato a proposito di chi voleva essere ricordato come “tutto pensiero”. Ma a usare il termine “rappezzo”, per l’Estetica che si accingeva a riscrivere, fu lo stesso Croce, come attestato dai suoi taccuini di lavoro. Nel saggio il “rappezzo” è assunto come l’emblema di una condanna alla perpetua riscrittura, a un ininterrotto adeguamento dei propri testi allo scorrere del tempo. Croce fu sì inesauribile scrittore ma anche implacabile correttore di se stesso. E fu scrittore ancor prima di farsi filosofo. E i suoi testi, soprattutto quelli originati nella prima fase (giovanile, ottocentesca, napoletana), ebbero il destino di essere ripetutamente riscritti. Questo libro ne restituisce i caratteri peculiari, rimasti occultati sotto il palinsesto delle riscritture novecentesche, obliati tra le ingiallite pagine di rare riviste.