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Guglielmo Pispisa, Tondelli e gli anni ottanta. Rilettura di un decennio attraverso il suo cantore predestinato

Avellino, Edizioni Sinestesie, 2013, 319 p. Euro 14,00 - Euro 4,99 (ebook, versione PDF)

Gli anni Ottanta in Italia sono difficili da inquadrare dal punto di vista della critica letteraria per più di un motivo. La marginalizzazione di ogni intento e di ogni finalità ideologica dell’arte pare sortire nel panorama letterario italiano un effetto di frammentazione ed entropia. I nuovi autori emergenti, o quelli già noti che continuano a produrre, vengono perlopiù colti dall’esame critico come “picchi isolati, massi erratici pronti a respingere qualsiasi inclusione reciproca in una storia comune” (Renato Barilli). Il presente studio ricostruisce e analizza i temi e la temperie sociale e culturale degli anni Ottanta attraverso l’opera e le intuizioni di uno degli scrittori che più ne hanno incarnato e rappresentato il sentimento. Pier Vittorio Tondelli è stato la personificazione intellettuale del suo tempo: controverso e diseguale, maltrattato oppure incensato oltre il ragionevole, troppo spesso banalizzato e ridotto ai suoi aspetti più superficiali e commercialmente spendibili. Nasce artisticamente con la pubblicazione nel 1980 di Altri Libertini, che segna una cesura rispetto ai temi e alle suggestioni del decennio precedente. Muore nel 1991, prematuramente consumato dall’AIDS, la peste moderna, il male di moda, che sta agli artisti degli anni Ottanta come la tisi stava ai bohemienne ottocenteschi. La parabola di Tondelli è paradigmatica, nel bene e nel male, di ciò che ha contato nella sua epoca. Un percorso che vale la pena di esaminare al di là della visione pacificata di una critica cattolica, senz'altro diligente e affettuosa, che ha però tralasciato spesso le istanze più ambigue e scomode dello scrittore – la religiosità tormentata, la sessualità vissuta come strumento interpretativo della realtà – e pure oltre una critica militante, in campo politico o di gender, che lo ha troppo a lungo sottovalutato.