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Franco Zangrilli, Pirandello postmoderno?

Firenze, Polistampa, 2008, 104 p, euro 12,00

Nell’ultimo dramma incompiuto I giganti della montagna Luigi Pirandello sintetizza molti elementi della sua poetica, mentre ne elabora e introduce altri, soprattutto quelli relativi al discorso metateatrale, ai problemi della creazione e della comunicazione artistica. È uno scrittore all’avanguardia anche per l’uso originale che fa del mito. E se è vero, com’è vero, che il postmodernismo è un fenomeno artistico che esiste e che inizia a nascere attorno agli anni Trenta, allora si deve considerare questo scrittore uno dei padri più illustri della poetica postmoderna. L’opera che meglio lo rappresenta in questa veste è indubbiamente I giganti della montagna, che contiene numerose componenti chiave della scrittura postmoderna, mettendosi anche sulla strada di singolari procedimenti di autocitazionismo, autoreferenza, intertestualità, spesso segnati dall’ironia umoristica di multiforme qualità tesa a smascherare la nostra società dell’apparenza che, come un gigante cieco, cammina verso l’abisso, un progresso che è regresso e (auto-)distruzione.