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Venezia, Marsilio, 2008, 340 p., euro 25,00

I Sepolcri di Ugo Foscolo sono un componimento di tersa complessità e di rara oltranza espressiva, una delle vette della tradizione poetica italiana. E uno starordinario documento di alta tensione etica e civile negli anni travolgenti dell’età napoleonica. Nei Sepolcri si esprime una fede laica nella necessità di un ordine umano d’affetti e d’istruzioni che al definitivo buio e silenzio della morte possa tenacemente opporsi. Al contempo trova voce la tensione lirica di una poesia legata in modo indissolubile alla concreta esperienza umana, la quale in essa si sublima non certo al fine di un acquietamento consolatorio ma in un’appassionata rivendicazione di dignità. Tutto ciò contribuisce a spiegare perché, ancora oggi, l’ascotlo del carme non lasci indifferente chi vi presti orecchio attento e disponibile, procurando l’accensione di un intima favilla di pensiero e d’emozione. I Sepolcri furono pubblicati la prima volta a Brescia nel 1807 perché Foscolo qui poté contare sui torchi di un editore davvero fuori del comune, Nicolò Bettoni, e perché la Brescia neoclassica, negli anni a cavaliere tra Sette e Ottocento, conobbe un periodo di straordinario rigoglio culturale, tale da far ruotare nella su orbita anche altri titani dell’epoca, da Vioncenzo Monti al giovane Alessandro Manzoni.

Lluís Pasqual, Luca De Fusco, Pier Luigi Pizzi

La modernità di Goldoni trecento anni dopo

Cento anni fa, in occasione del secondo centenario della sua nascita, Goldoni veniva riscoperto come campione di una ormai perduta venezianità e come protagonista di quella stagione settecentesca che era stata a un tempo magnifica e decadente. Cinquant'anni fa, nel duecentocinquantesimo anniversario della sua nascita, la pratica teatrale della nuova regia prima e la critica poi riscoprirono il riformatore illuminato e persino illuminista che si era generosamente impegnato in una indispensabile battaglia ideale per il rinnovamento della società e della cultura di Venezia. Quindici anni fa, nel secondo centenario della sua morte, fu riconosciuto il ruolo inequivocabilmente europeo di Goldoni e del suo teatro, la indiscutibile grandezza di un'esperienza che stava al centro di uno scenario ben più ampio e generale di quello semplicisticamente e riduttivamente veneziano. L'anno scorso, nel terzo centenario della nascita, si è dovuto prendere atto che Goldoni è stato ed è un autentico campione del Moderno, un vero e proprio attore nella modernità vincente, e che perciò è necessario rileggere il suo intero repertorio alla luce di queste considerazioni. 

Venezia, Marsilio,
2008, p. 96, 20 euro

Venezia, Marsilio, 2008, 228 p., Euro 16.00

Nel corso di questi ultimi anni, lo studioso francese Philippe Mesnard ha raccolto in tutta l’Europa tra gli amici e i famigliari di Primo Levi una notevole mole di fotografie che vanno dai primi momenti di vita dello scrittore torinese, ai ricordi di scuola e di università, fino agli ultimi giorni (Levi morì suicida l’11 aprile del 1987). Si tratta di fotografie famigliari, del tutto inedite, o di istantanee scattate sul luogo di lavoro, durante una conferenza, o a un raduno di ex deportati; nel corso di una vacanza o legate a premi letterari, in Italia e all’estero. Fotografie che segnano le tappe del progredire del lavoro di Levi scrittore e di testimone dell’Olocausto, fino a questo momento conosciute solo da pochi intimi. Esse ci restituiscono un volto inedito e insieme profondamente ricco di suggestioni e di emozioni di uno scrittore sempre schivo. Accompagnate da un rigoroso studio biografico e da brani dei suoi scritti (tratti sia dalle opere letterarie che da articoli o interviste edite e inedite), queste fotografie costituiscono un utile complemento alla conoscenza e allo studio di Primo Levi scrittore e testimone della tragedia degli ebrei nel corso della Seconda guerra mondiale. Un libro essenziale che si affianca alle opere e alle biografie già edite su Primo Levi e che offre al lettore e allo studioso dei materiali necessari per completare la biografia intellettuale dello scrittore torinese. Philippe Mesnard, italianista, è professore di letteratura comparata all’Haute Ecole di Bruxelles e all’Università di Marne-la-Vallée. È membro del consiglio scientifico della Fondation Auschwitz di Bruxelles e membro della commissione per l’insegnamento della Shoah per la Fondation pour la Mémoire de la Shoah di Parigi. Ha curato le mostre «Primo Levi. I giorni e le opere», e «Vittime. Istruzioni per l’uso». Tra le sue opere Témoignage en resistence (Stock 2007), l’edizione francese del Rapporto su Auschwitz di Primo Levi (Kimé 2005); Giorgio Agamben à l’èpreuve d’Auschwitz (Kimé 2001); Consciences de la Shoah (Kimé 2000); con G. Bensoussan e C. Saletti Des voix sous la cendre. Manuscrits des Sonderkommandos d’Auschwitz-Birkenau (Calmann-Lévy 2005). In Italia ha pubblicato il saggio: Attualità della vittima (Ombre Corte 2004); con Carlo Saletti ha curato Salmen Gradowski, Sonderkommando (Marsilio 2002).

Venezia, Marsilio, 2008, 112 p., euro 15,00

La poesia del Rebora religioso, espressa nei Canti dell’infermità e nella produzione dell’ultimo periodo, pone il problema dell’unità della figura dello scrittore e insieme delle sue necessarie articolazioni. Sia che si supponga un processo di continuità o che si propenda per un taglio epistemologico tra una prima e una seconda fase (o anche una linea di periodizzazioni), rimane aperta la domanda sulla "notte dell'anima" vissuta dal poeta e sulle occorrenze espressive che ne discendono, nel quadro di una scrittura ansiosamente protesa alla verità. Il quinto volume dei "Nuovi Quaderni Reboriani" indaga sull'ultimo Rebora poeta, accogliendo un florilegio di contributi che, pur fondati su ottiche e interpretazioni diverse, affrontano la poesia dei suoi ultimi anni con gli strumenti dell'ermeneutica e della critica letteraria.

Venezia, Marsilio, 2008, p. 216, 20 Euro

Da Cuoco a Cattaneo, da Leopardi a de Sanctis e a Croce, fino a scrittori del Novecento come Ennio Flaiano, Anna Maria Ortese, Gabriele Baldini, afferenti, a titolo diverso, al campo culturale del «Mondo» di Pannunzio, questo libro delinea, lungo due secoli, una tradizione continuamente interrotta. E' la storia di uno stile di pensiero, di un modello di scrittura che l'autrice definisce come "laico", a partire non già dai concetti o dagli schieramenti politico-confessionali, ma dal carattere dell'enunciazione, dalle figure retoriche ricorrenti, dalle forme espressive adoperate. L’analisi restituisce una risistemazione significativa, tra letteratura e ideologia, per molti versi sorprendente.

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