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ULTIMO AGGIORNAMENTO: 28/03/2019 ** SCHEDE AL 28/02/2019: 60.221** SCHEDE AL 28/03/2019: 60.360

Firenze, Franco Cesati Editore, 2015, 336 p., euro 28

Questo volume analizza la Letteratura postcoloniale in lingua italiana (PLIL) che, dopo un lungo e contrastato processo di decolonizzazione, non è emersa in modo canonico. Infatti, la caduta del fascismo e la perdita dei domini coloniali hanno “congelato” la PLIL, che ha trovato un alveo di dispiegamento solo a partire dai primi anni ’90, all’interno della Letteratura italiana della migrazione (LIM).
Oggetto di ricerca è, quindi, la dialettica tra questi due filoni letterari e la definizione di scrittore postcoloniale, sia in senso stretto che allargato, senza dimenticare gli autori contemporanei italiani di argomento coloniale. Dopo aver tracciato una linea di sviluppo temporale e tematico, l’analisi si concentra sul piano linguistico e analizza l’uso e il significato del plurilinguismo nel corpus di scrittori postcoloniali in senso stretto, la loro relazione con l’italiano come lingua di scrittura a livello personale e metaletterario, e infine l’articolazione e l’importanza dell’oralità nelle loro opere.

Firenze, Franco Cesati Editore, 2015, 690 p., 85 euro

Il volume raccoglie gli atti del convegno internazionale dedicato al Rinascimento che ogni anno si svolge tra Chianciano e Pienza.
Tema di questa edizione, la figura di Pio II che, nella sua rilevante e significativa carriera di umanista, diplomatico e pontefice noto in tutta Europa, ha lasciato grandi e importanti testimonianze della storia dell’epoca nei suoi scritti.
La miscellanea si compone di quattro sezioni: nella prima vengono passati in rassegna i più noti manuali di epistolografia del Rinascimento; nella seconda si entra nel tema specifico del convegno, con l'analisi del carteggio di Enea Silvio Piccolomini (Pio II) - in particolare delle epistole più significative dal punto di vista letterario e storico-politico; nella terza parte ci si concentra sulla figura dei corrispondenti di Pio II. Il volume si conclude con una parte dedicata ad altri carteggi tra filosofici, politici, artisti, pittori, architetti rinascimentali.

Firenze, Franco Cesati Editore, 2015, 324 p., euro 30

Questo studio intende esplorare la figura e l’opera di Elio Vittorini colta nel periodo compreso tra gli anni immediatamente successivi alla chiusura della rivista «Il Politecnico» e la morte dello scrittore, con lo scopo di documentare la sua composita attività narrativa, critica ed editoriale, di riflesso alla nascita di opere e iniziative destinate a divenire indicative della sua inesausta ricerca di una ideologia della letteratura nel clima culturale del secondo Novecento. Il non-finito, l’opera aperta, come il fenomeno della riscrittura – studiati, tra altri fattori, su documenti editi e inediti – rappresentano, accanto a progetti come il ‘numero zero’ della rivista «Gulliver» e gli appunti de Le due tensioni, non un punto di arrivo, bensì di rinnovata partenza: lavorare per una utopia, una nuova Letteratura a tensione razionale, e crederla possibile nel divenire storico.

Firenze, Franco Cesati Editore, 2015, 60 p., 9 euro

Il breve saggio è dedicato a una specifica produzione di Calvino, preferito nella sua atipica veste di scrittore in versi e autore di testi per musica. Viene passato in rassegna l’intero corpus delle canzoni scritte nel periodo compreso tra il 1958 e il 1960 (Canzone triste, Dove vola l’avvoltoio?, Oltre il ponte, Sul verde fiume Po, Turin la nuit, Il padrone del mondo, La tigre) e il racconto mimico Allez-hop di cui protagonista è una pulce.
È curioso che uno scrittore come Calvino, non soltanto «intimidito» dalla musica, come dichiarato da Berio, ma addirittura quasi impaurito da essa, abbia così insistentemente invaso e oltremodo arricchito un territorio di non propria competenza, facendo i conti con grandi Maestri, sino a proporsi come un vero e proprio «personaggio musicale», un «letterato della musica antica e nascente».

Firenze,  Franco Casati Editore, 2015, 231 p., euro 25

Che cos’è la lirica? È possibile definire il genere lirico come un “parlare in prima persona” anche in un’epoca in cui l’io (quello lirico e quello teorizzato da psicoanalisi e post-strutturalismo) appare instabile, scisso, precario fino al punto di scomparire? Il percorso diacronico proposto da questi saggi traccia l’evoluzione dell’io lirico attraverso il Novecento italiano.
Partendo dalla crisi dell’io agli inizi del ventesimo secolo – decantazione e frantumazione dell’io che si può rivelare, per certi versi, estremamente liberatoria – si prenderanno in considerazione la varie protesi di cui l’io si serve per “rattopparsi”: un carismatico tu, citazioni e travestimenti, eventualmente anche un “corpo”.
Dalla lettura puntuale di poesie degli autori più rappresentativi del Novecento (Saba, Montale, Sanguineti, Giudici, Rosselli e altri), condotta da studiosi autorevoli, emerge uno sviluppo dalle molteplici sfaccettature.
Che sia finto o falso autentico, l’“io” di ciascuno dei poeti esaminati è sempre un originale. Nell’epoca dell’individualismo di massa, è forse una conferma rassicurante di ciò che può ancora realizzare la poesia.

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