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Firenze, Polistampa, 2008, 368 p., euro 24,00

L’arco cronologico (1942-1970) coperto dallo scambio epistolare tra Bigongiari e Ungaretti coincide con un lasso di anni centrali per la storia della letteratura italiana, dei quali condensa i principali temi e dibattiti, osservati dal punto di vista di due protagonisti di quella stagione culturale. Nel succedersi delle lettere la storia privata e la storia pubblica si sovrappongono continuamente l’una all’altra, dando luogo a una fitta trama di relazioni, tra considerazioni attinenti alla contemporaneità sia storica che letteraria e il fare artistico, così come si connota nel laboratorio privato di entrambi gli scrittori. Il carteggio consente di tracciare il ritratto di un’epoca, ricostruendone dall’interno le linee di tensione e sviluppo, ma si colloca anche in una zona molto prossima all’elaborazione artistica propriamente detta, sia per l’intrinseco valore letterario che per la capacità di farsi veicolo e, talvolta, vera e propria sede elaborativa di testi critici e poetici, come accade nel saggio ungarettiano finora inedito Leopardi segreto, o nelle diverse stesure delle poesie Ninnananna e Cantetto senza parole, pubblicati nel volume.

Firenze, Polistampa, 2008, 104 p, euro 12,00

Nell’ultimo dramma incompiuto I giganti della montagna Luigi Pirandello sintetizza molti elementi della sua poetica, mentre ne elabora e introduce altri, soprattutto quelli relativi al discorso metateatrale, ai problemi della creazione e della comunicazione artistica. È uno scrittore all’avanguardia anche per l’uso originale che fa del mito. E se è vero, com’è vero, che il postmodernismo è un fenomeno artistico che esiste e che inizia a nascere attorno agli anni Trenta, allora si deve considerare questo scrittore uno dei padri più illustri della poetica postmoderna. L’opera che meglio lo rappresenta in questa veste è indubbiamente I giganti della montagna, che contiene numerose componenti chiave della scrittura postmoderna, mettendosi anche sulla strada di singolari procedimenti di autocitazionismo, autoreferenza, intertestualità, spesso segnati dall’ironia umoristica di multiforme qualità tesa a smascherare la nostra società dell’apparenza che, come un gigante cieco, cammina verso l’abisso, un progresso che è regresso e (auto-)distruzione.