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Roma, Carocci, 2014, 232 p., 24 euro

In mezzo al grande rinnovamento che investe la lingua italiana nel Settecento, la poesia è spesso parsa una sorta di isola: uno spazio chiuso in cui il nuovo clima intellettuale non arriva a intaccare una tenace fedeltà linguistica al passato. In realtà la lingua poetica nel secolo dei Lumi non è al riparo dalle pulsioni riformatrici, solo che il vettore del suo rinnovamento punta in direzione opposta alla semplificazione funzionale della prosa, e cioè verso un aristocratico distacco: un paradosso, sembrerebbe, per una cultura che faceva della divulgazione del sapere un suo caposaldo. È questo il nodo storiografico intorno a cui vertono i saggi qui raccolti. Lavorando su casi esemplari (Parini, Cesarotti, la poesia didascalica), il discorso si muove tra analisi linguistica e storia delle idee, toccando vari aspetti di fondo della cultura italiana settecentesca: le tensioni tra vecchio e nuovo, tra dimensione nazionale e sovranazionale; il ruolo stesso della poesia nella nuova cultura riformista. Oggetto ultimo finisce così per essere quello che resta forse il problema centrale per ogni storia della lingua, ovvero il complesso legame che stringe la lingua intesa come sistema di strutture in movimento e la cultura di un’epoca.

Roma, Carocci, 560 p., 34 euro

Questo nuovo commento ai Canti si propone anzitutto di restituire pienamente il significato letterale del testo di Leopardi, divenuto ormai arduo per il lettore odierno, anche colto. In special modo, esso mira a rendere bene esplicita la natura classicistica del lessico poetico dell’autore, precipitato di una lunghissima tradizione, che va dai lirici greci e latini a quelli italiani. L’introduzione al volume, i preamboli ai singoli canti e le corpose note a piè di pagina, con un insistito ricorso all'intertestualità, agevolano la comprensione delle poesie, calandole in un percorso diacronico, insieme storico e bio-bibliografico.

Roma, Carocci, 2012, 301 p., 25 euro

Interprete acuto e veritiero, ironico e pungente, del suo e del nostro tempo e degli anni della “dolce vita” in particolare, Ennio Flaiano è noto al grande pubblico soprattutto per i suoi fulminei aforismi. Ma fu molto altro: romanziere e poeta, giornalista e uomo di spettacolo, fustigatore di costumi e creatore di miti.